Redazione. Pasqua: utopia o l’inizio della storia?

Amiatanews (G. Serafini): Piancastagnaio 05/04/2015
E’ Pasqua. Cristo è risorto, davvero.

Mentre sto scrivendo questa riflessione per la solennità  della Santa Pasqua, ascolto con vivida commozzione alcuni brani del celebre oratorio della Pasqua, del grande Jhoan Sebastian Bach, il musicista della fede Cristiana. La grande composizione del maestro di Cappella, organista della Cattedrale di Lipsia, inizia dal celebre brano tratto dal Vangelo di Giovanni. Significativo, il recitativo a cui risponde il Coro “Su affrettatevi, correte, andate al sepolcro”.

Andare al sepolcro nella mattina del primo  della settimana, come fanno Pietro e Giovanni. Dopo l’annuncio di Maria Maddalena “il Signore è risorto, l’ho visto'”. Pietro e Giovanni corrono, ma il discepolo che Gesú amava, Giovanni, arriva per primo, vede le bende e il sudario, e subito credette.

La notizia, dopo più di duemila anni, è ancora sconvolgente. Ricordo, un telegiornale di alcuni anni fa nella domenica di Pasqua, in cui, il conduttore, aprí il notiziario con questa frase “un’unica tremenda notizia, il Signore e’ risorto“. Alla base della nostra fede, c’e’ dunque, quell’annuncio, che i primi cristiani, in greco chiamavano Kerigma, cioè Cristo, morto, sepolto e risorto per la nostra salvezza. Se dunque questa è la nascita della fede, come notizia sconvolgente, oggi, a distanza di tanti secoli, è lecito, come seguaci di Cristo, farsi una domanda: quanto e’ importante la Risurrezzione di Cristo? Qualche anno fa,  un vecchio sacerdote, durante l’omelia domenicale, interrogava le persone presenti alla Messa, molte donne anziane, abituali frequntatrici della messa quotidiana: “Ma voi ci credete alla Resurrezzione dopo la morte?”. Seguirono  molti silenzi. Questo, in quanto proprio da tante persone, praticanti e devote, è, purtroppo, sempre più spesso facile sentirsi dire, specie se colpiti da una perdita improvvisa: “… eh, tanto di la’, non c’e’ niente. Nessuno e’ mai tornato”. La Pasqua di Cristo, ribalta questo ragionamento, in quanto, coloro che hanno fatto esperienza del risorto, hanno cambiato la propria vita, affrontando anche il martirio per annunciarlo. All’indomani della tomba vuota, quella tomba che era stata custodita invano dalle guardie del procuratore Pilato, e su cui lo stesso Pilato aveva fatto mettere i sigilli imperiali, dopo lo stupore, la comunità dei discepoli smarriti e impauriti, si ricompatta, il coraggio di annunciare l’evento si fa’ largo contro ogni sopraffazione umana. La Pasqua, allora diventa la novità di vita, che il Signore, ha compiuto, sorpassando tutte le profezie e i rferimenti della scrittura. Credere alla Pasqua, significa allora dire a se stessi quando il male, la morte, la sofferenza ci opprimono ”coraggio, sono Cristiano, e se sono Cristiano, so anche che il Signore ha sofferto ed e’ morto per me, e so anche che lui e’ risorto, e proprio dalla sua resurrezzione, e’ arrivata anche per la speranza di cieli e terre nuove, dove non vi sarà più la morte, il dolore, le lacrime, perché lui ha fatto tutto nuovo e mi aspetta alla fine dei miei giorni perché mi ama e fin dal primo giorno di Pasqua ha preparato un posto anche per me nel suo Regno”.

Nell’antica liturgia ortodossa, al termine della lunga Veglia pasquale, i fedeli uscendo dalla Chiesa, si scambiano questo saluto: “Cristos Anesti” (dal greco) che significa ‘”Il Signore e’ risorto”; chi riceve l’augurio risponde “Si, e’ veramente risorto“.

Aguri di Buona Pasqua, nella gioia e nella certezza che il Signore, ha spezzato le catene della morte ed è risorto.

Fonti
Immagine di copertina la Resurrezione di Piero della Francesca (www.museocivicosansepolcro.it), ritenuto uno degli affreschi più belli al mondo.

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