Redazione. Le parole del Giubileo: “Martire”

Amiatanews (G. Serafini): Amiata 14/03/2016
Giubileo: un anno straordinario per proclamare la Misericordia di Dio.
“Martirio”:  la quarta delle 12 parole per capire e camminare verso il Giubileo.

Con qualche giorno di ritardo, vengo a voi, con la quarta parola del Giubileo, percorso di riflessione in questo anno giubilare di Amiatanews.
Voglio dirvi subito, che questa parola, delle dodici previste nella rubrica, sembrerebbe meno appariscente nel lessico giubilare, ma, credo, sia importante farla risaltare alla luce dei drammatici fatti di cronaca avvenuti in questi giorni. Si, perché, il pellegrinaggio, il camminare verso le tombe degli apostoli, il riconoscere la forza nel loro modo di morire per Cristo, ha sempre vivificato, con il sangue di questi fratelli, il messaggio dell’annuncio Cristiano.
Nel libro degli “Atti degli Apostoli”, troviamo il Diacono Stefano, proto ,cioè primo martire della storia Cristiana. Dopo di lui, l’appena nata comunità apostolica, vive la sua feconda stagione in cui, per amore di Gesù, migliaia di vite vengono spezzate, come cruento prezzo della  fede personale.
La storia ne è talmente piena, che si scrivono vere e proprie cronache su questi martiri, si erigono tombe, si custodiscono reliquie, vengono redatti veri e propri atti, addirittura viene istituito un martirologio, cioè un calendario in cui vengono elencati i fratelli e le sorelle che hanno dato la vita per Cristo.
Il Cristianesimo, trova, nella città di Roma, il suo punto di adesione a Gesù, attraverso le vicende dei martiri, mentre, il Colosseo, diventa un altare dove, le belve, diventano il gioco crudele di tiranni spietati. Si arrivava nella città eterna proprio per pregare su queste tombe, anzi catacombe, gli immensi cimiteri sotterranei, creati dai Cristiani perseguitati.
Ma il martire, cioè colui che ha testimoniato la propria fede con il sangue, ha avuto il suo “tragico ruolo” nel corso della storia fino ai giorni nostri. Per parlarne, ci vorrebbero tempi molto lunghi. Vorremmo allora, ricordare il martirio dei nostri giorni, dei Cristiani perseguitati nei paesi orientali.
Qualche settimana fa, è tornato a Grosseto, Padre Ibrahim Alsarabagh, frate Francescano della “Custodia di Terra Santa”, parroco della piccola comunità latina di Aleppo, in Siria. Il frate, che riceve dalle comunità religiose maremmane aiuti ed assistenza, ha tenuto alcune testimonianze, sia nella città di Grosseto, sia ad Orbetello. Il suo è un drammatico racconto di cristiani uccisi all’interno della sua Chiesa, di una situazione disperata, di odio senza ragione. Ma Padre Ibrahim, parla di una presenza che, nonostante tutto, continua, sfidando la morte quotidiana. “Siamo percossi, schiacciati, abbandonati, ma il nostro posto è qui, tra la morte e la guerra, e non ce ne andremo.”
Potremmo continuare, ma per tutti vale la recente uccisione delle quattro suore missionarie della Carità, l’ordine religioso fondato da Madre Teresa di Calcutta. Un’uccisione, avvenuta nello Yemen, assieme a dodici profughi assistiti dalle suore stesse. Un martirio ignorato da tutti, con complice indifferenza, come ha ricordato lo stesso Papa Francesco.
Infine, potremmo ricordare i 21 operai copti, assassinati nel febbraio dello scorso anno, morti con il nome di Gesù sulle labbra. Questi 21 fratelli, sono stati inseriti nel martirologio ufficiale della Chiesa Copta.

L’anno giubilare, della Misericordia, ci invita anche a questo, a ricordare tutti quei fratelli, che, come dice l’Apocalisse di Giovanni Apostolo, “… hanno la veste candida, perché l’hanno lavata nel sangue dell’agnello, Cristo, primo martire del mondo.”

 

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