Piancastagnaio. Palio: le riflessioni di Pinzuti (Cittadino on Line)

Piancastagnaio. Palio: alcune riflessioni di Pinzuti (Cittadino on Line) Riceviamo e pubblichiamo due approfondimenti sul Palio di Piancastagnaio appena corso, inviatici gentilmente da Fabrizio Pinzuti, che ringraziamo, cronista per il “Cittadino on line” di Siena e già nostro collaboratore per quel che riguarda le cronache sulla ASD Pianese ed il quindicinale “Il BiancoNero”. Foto di copertina: Gabriele Forti Photographer Questi i due testi di Fabrizio Pinzuti: il primo puramente cronistico, il secondo più di approfondimento

PIANCASTAGNAIO – Silvano Mulas detto Voglia, a pelo del castrone baio Jake, bissa il successo di due anni fa per la contrada bianconera di Voltaia, superando all’ultima curva il cavallo Fischietto che, montato da Giuseppe Zedde, detto Gingillo, per i colori rossoneri della contrada di Coro, sembrava avviato ad una vittoria ormai scontata dopo aver condotto in testa dallo scatto iniziale, con la mossa immediatamente trovata dal  bravo Renato Bircolotti di Castiglione Fiorentino. L’inatteso epilogo non ha mancato ovviamente di suscitare qualche perplessità, come si conviene a una corsa come il palio che vive di passioni ed è soggetta alle più svariate interpretazioni: a più d’uno il sorpasso di Voltaia su Coro è apparso sospetto e  frutto di un’intesa, almeno tra fantini ed addetti ai lavori, e non è bastata a dissipare i dubbi la tradizionale accesa rivalità tra le due contrade. Si è perfino sentito dire che la contrada di Coro, che detiene il primato delle vittorie da quando il palio, dal 1979, è tornato ad essere corso con regolarità, non avrebbe potuto sostenere economicamente le spese organizzative per un’ulteriore vittoria e si adduce come prova la troppo facile acquiescenza della dirigenza del rione di via della Faggia alla mancata vittoria. A trasformare la carriera, corsa sull’ovale dello stadio, da una corsa regolare a una giostra, con tutte le sue emozioni e le sue polemiche, ha contribuito anche la trattenuta operata dal fantino di Borgo, Alessio Migheli detto Girolamo, a pelo della saura Plachina, sul cavallo della contrada di Castello, Mazza, montato da Simone Mereu detto Bembo, che al terzo giro sembrava in grado di sfruttare la capacità di progressione con la quale vinse l’edizione dell’anno scorso. L’episodio riaccendeva la mai sopita rivalità tra la contrada del Castello e quella della Pinetina e negli infuocati commenti del dopo palio rispuntavano vecchie ruggini ed antagonismi. Un palio vero insomma, senza le interminabili mosse delle passate edizioni, ma con tutto il sale e il pepe che caratterizza questo genere di competizioni. (Fabrizio Pinzuti)
 
PIANCASTAGNAIO – Nel tracciare un bilancio, tutto sommato positivo, del palio del 18 agosto scorso, il neorettore del Magistrato delle contrade Giuseppe Sani avanza la proposta di piccoli cambiamenti organizzativi per migliorare la festa e la partecipazione dei contradaioli, proposta che sarà discussa durante l’inverno. “Per il momento, specifica Sani, rimaniamo in attesa delle relazioni del mossiere e della giuria del Palio e del Cupello per capire dove dobbiamo migliorare e visioneremo i filmati della corsa e altra documentazione il 3 settembre, giorno di convocazione del Magistrato, per valutare se ci sono o meno provvedimenti da adottare”. Sembra un riferimento alla trattenuta da parte del fantino di Borgo per le briglie del cavallo della contrada nemica, Castello, trattenuta vietata dal regolamento e avvenuta nel momento in cui il potente cavallo dell’”Imperiale” cercava di sfruttare le sue capacità di progressione e di resistenza. Sani ricorda insomma il ruolo degli organi di garanzia del palio, istituiti proprio perché un terzo imparziale non lasci gestire le controversie ai litiganti. Le intemperanze dell’immediato dopo corsa fanno parte del palio e non si possono trasformare in una vendetta, un piatto da servire freddo. Non sembra invece da sanzionare il tentativo, peraltro non riuscito e sfuggito, sembra, persino alle telecamere ma non all’occhio degli astanti, del fantino di Coro di trattenere per il giubbino quello di Voltaia al momento del sorpasso poco prima dell’arrivo. Semmai il particolare può essere di una qualche utilità per capire che non c’è stato tra i fantini o la dirigenza delle due contrade, divise peraltro da un’acerrima rivalità, alcun accordo preventivo e che il fantino del Coro, Gingillo, ha fatto di tutto per portare alla vittoria il suo cavallo, giunto peraltro stremato, e secondo alcuni sanguinante, alla fine della corsa. Frutto dunque del folklore, delle polemiche che accompagnano una corsa emozionante e coinvolgente come può essere un palio, sembrano le voci a caldo di chi ha voluto vedere nel sorpasso in extremis una combine e talmente gratuita l’ipotesi di un mancato interesse della contrada di Coro alla vittoria per difficoltà economiche che ne è impossibile una diretta confutazione. Si può solo dire che se una contrada vuol favorire un’altra – e non si favorisce sicuramente la rivale – non cerca di difendere la sua posizione e non aspetta gli ultimi metri per lasciarsi sorpassare; c’è poi da dire che se una contrada non ha interesse a vincere non affida, come nel caso del Coro, la monta a un fantino come Gingillo.  Come ancora ricorda Sani l’adrenalina che il palio genera, deve essere scaricata, ma non si può dimenticare che il palio, pur con le sue passioni, è nato come festa e tale deve rimanere. (Fabrizio Pinzuti)
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