“Dieci Lettere” per un Buon Natale: “I” come “Incontro”

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 24/12/2016
Nel Natale, ne avviene uno strano incontro: Dio si incarna e incontra l’uomo.

Negli anni settanta, il grande cantautore Francesco Guccini, pubblicava “Radici”, uno dei suoi più belli e significativi 33 giri, dove, in alcune canzoni, sottolineava una struggente malinconia per il tempo veloce e tiranno che si lasciava alle spalle i ricordi e le emozioni di un’intera vita di provincia con le sue storie vissute. Mi piace ricordare la meravigliosa canzone “Incontro”, ricordo di un amore lontano, che riappare fugace, durando il tempo di un “ciao come stai”, pensando ai miti della gioventù.
Nella nostra vita, nello scorrere le giornate a ritmi frenetici, incontriamo tante persone; alcune hanno segnato e ancora lo fanno la nostra esistenza, altre passano con indifferenza non lasciando neanche il ricordo di uno sguardo. Nel Natale, ne avviene uno strano: Dio si incarna e incontra l’uomo. Una vicenda meravigliosa che, per tante filosofie e teorie, ha rappresentato uno scandalo e un qualcosa di inaccettabile. Come poteva infatti un Dio farsi uomo per salvare l’uomo da lui creato? Sappiamo, che in alcune grandi religioni, la nascita di un Dio veniva annunciata da eventi fantastici e leggende mitologiche legate a idee molto precise: la divinità, doveva presentarsi nella suo “naturale essere divina”. Anche per il popolo ebraico, l’incontro con Yahweh, il Dio Salvatore, avviene, con grandi manifestazioni, o teofanie, come direbbero i teologi; Cristo viene al mondo, nella semplicità della carne umana, sperimenta, la povertà, la fame, il freddo, l’odio, l’ingiustizia. La sua venuta al mondo, viene annunciata non ai grandi potenti della terra, ma agli umili e ai semplici di cuore. L’incontro con Cristo è l’incontro con chi ci sta  a cuore. A Natale, c’è un’altra parola che sembra dominare su tutto: “intimita”. Tutto ci parla di riposo, di incontri fatti di abbracci, saluti, auguri; le nostre case, si chiudono al caldo e al tepore del fuoco, ospitando quelli che sono le persone del nostro amore, familiari, figli, nipoti, genitori, amici veri. Sarebbe triste, se l’incontro con chi si ama, non fosse reciproco con chi non è amato, chi vive l’emarginazione, chi ha ormai chiuso i rapporti personali e magari soffre per non essere più in quel calore familiare. Per questo, siamo chiamati a fare nuovi incontri, quelli veri che segnano la nostra vita, perché sono stati generati da un amore talmente grande, che ha condiviso la nostra esistenza umana facendosi uomo come noi

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