Amiata. Rappuoli (PD), scrive a Matteo Renzi: "Sulla geotermia una revisone tecnologica, altro che raddoppio"

Il Segretario del Partito Democratico di Abbadia S. Salvatore, scrive una lettera a Renzi, in base alle ultime dichiarazioni del Segretario Nazionale e Capo del Governo sul futuro della geormia sull’Amiata. Riceviamo e pubblichiamo, integralmente, il testo della lettera

GEOTERMIA: REVISIONE TECNOLOGICA, ALTRO CHE RADDOPPIO LETTERA APERTA A MATTEO RENZI

Caro Segretario Renzi, apprendo da un’agenzia stampa dello scorso 2 aprile di una tua dichiarazione sullo sviluppo geotermico nella mia zona (Energia, Renzi: “Possiamo raddoppiare il geotermico con il Monte Amiata” – Dire http://www.dire.it/02-04-2016/46828-energia-renzi-possiamo-raddoppiare-il-geotermico-con-il-monte-amiata/). Sono segretario dell’Unione comunale PD di un Comune dell’Amiata senese, Abbadia San Salvatore, che ha sempre contrastato lo sviluppo geotermico sul proprio territorio così come Enel lo ha gestito da 50 anni fino ad oggi. La geotermia è sicuramente una risorsa, ma non è sempre così “pulita” come viene rappresentata; i fluidi caldi che si sfruttano per la produzione di energia sono legati, comprensibilmente, alla natura geologica del sottosuolo che li ospita. Per esempio, i nostri, quelli dell’Amiata, mi dicono diversamente da altri, contengono alti tenori di mercurio e idrogeno solforato. E parlo solo delle emissioni in atmosfera e cito solo i due inquinanti per cui dopo anni di lotte e di negazioni, l’Enel è stata costretta ad installare degli abbattitori. Ma i timori legati ad uno sfruttamento industriale selvaggio sono molti altri e non interessano solo l’aria, ma anche l’acqua (una ricchezza, quella amiatina, che disseta il sud della Toscana e l’alto Lazio), il territorio e la sua innegabile vocazione naturalistica. Timori. Infondati? Non saprei dire. Sicuramente indagati da Università e autorità pubbliche, però mai fugati incontrovertibilmente. Sullo sfondo -ed è uno sfondo di non poco conto- ci sono i destini di un comprensorio montano –della sua gente- e del suo sviluppo economico. L’attività geotermica nella nostra zona ha caratteristiche di sfruttamento industriale più che di politica energetica, arrivando a farla giudicare un pericolo per la salute, per l’ambiente e per lo sviluppo. Se la tecnologia applicata da Enel sull’Amiata dal 1961 ad oggi fosse stata sempre quella più innovativa disponibile, così come pare faccia all’estero, forse anche sull’Amiata la geotermia oggi potrebbe essere percepita come una risorsa. Nell’ultimo programma per le elezioni comunali, il centrosinistra –che qui governa- nel rivendicare con decisione le scelte compiute nel tempo, ha manifestato la volontà di riconsiderare la materia, nei limiti della sostenibilità e nel momento in cui non sussistano dubbi in merito alla tutela della salute pubblica. Sono convinto che la tecnologia può dare risposte, ma più che ragionare di raddoppio –che ritengo improponibile- si deve innanzi tutto riconvertire tutto quello che oggi si produce con tecniche che nel Nevada la stessa Enel non utilizzerebbe. E lì siamo nel bel mezzo di un deserto: qui siamo in un delicatissimo ecosistema abitato. Non nego che la tua dichiarazione mi ha preoccupato e spero tu voglia approfondire con le istituzioni locali e con la regione. Per conto del PD che rappresento, sono a disposizione per qualsiasi chiarimento. Cordiali saluti. Paolo Rappuoli, segretario Partito Democratico – Unione Comunale Abbadia S. Salvatore
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