Redazione. Un tempo per nascere… un tempo per morire

Amiatanews (G. Serafini): Piancastagnaio 02/11/2015
2 Novembre: il commemorare è anche il riflettere su questa condizione.

Cinque anni fa, ho perso mia madre, sazia di anni, con cui ho praticamente vissuto tutta la mia vita. Onestamente, dopo la morte del babbo e la perdita di qualche congiunto ed amico caro, non mi ero mai posto il grande problema della provvisorietà della vita.
Gli anni della gioventù, della maturazione, delle grandi scelte, non fanno eco alla morte, anche se poi, seduti comodamente in poltrona, bambini compresi, ci gustiamo l’ora dei notiziari con il loro scorrere di immagini piene di morti vere eppure velate di ipocrisia, segnate dallo share e dallo scoop facile.
Forse, dalla data di quella morte, da quel senso di vuoto derivato da una partenza temuta da piccolo, vista poi come cosa lontana, ho iniziato a guardare oltre, prendendo la sana abitudine, perla di tante generazioni sagge e antiche, di dedicare qualche istante del mio lento camminare, specie alla sera, al tempo che passa ed al fine per cui veniamo al mondo, che è quella, anche, del morire.
Sul tema della morte, una umanità di vita, si è interrogata, ribellata; si è posta interrogativi, offrendo ad essa sacrifici, scongiuri, esorcismi per poterla inutilmente allontanare, poiché essa, mitizzata e “vestita” a secondo dei periodi storici, ha continuato ad inseguire lo scettico cavaliere, sfidato in una inutile partita di scacchi, come appare nello straordinario e bellissimo film di Bergmann, “Il settimo sigillo”.
Alla tragicità dell’evento, tante risposte, che spaziano dal vuoto e dalla disperazione di alcuni, come il Leopardi che nello Zibaldone scrive: “…dopo la morte non c’è nulla”, o come Charles Peguy, che nelle Poesioe, descrive  la presenza trasparente di chi ci ha lasciato: “…io non sono lontano…sono solo all’altro lato del vostro cammino”.
Poi c’è la morte Cristiana, come quelle di San Giovanni XXIII° “…non ho paura della morte…io ho già pronte le mie valigie” (Diario dell’anima) o quelle di Karol Woityla, proma della morte il 2 aprile del 2005: “Lasciatemi andare al Padre…”

Oggi, due novembre, il commemorare è anche il riflettere su questa condizione, che trae la sua origine dalla nostra nascita. In fondo, parlarne, ci può far vivere meglio.

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