Redazione: “Opere e giorni del Signore”: XXVIII^ Domenica del Tempo Ordinario (C)

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 08/10/2016
Redazione. “Opere e giorni del Signore”: XXVIII^ Domenica del Tempo Ordinario (C)

E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!» (Lc, 17, 11-19)

11Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. 12Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza 13e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». 14Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. 15Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, 16e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. 17Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? 18Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». 19E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».


Una favola dello scrittore classico Fedro, narra di un leone che, in preda al dolore per un osso che gli si era piantato nella bocca, si era raccomandato con insistenza ad una gru che glielo togliesse di bocca per non soffrire più, promettendole una ricompensa. Impietosita, la gru, con il suo lungo becco, le aveva tolto l’osso, causa di così tanto male. Appena il dolore fu passato, il leone, si rivolse alla gru, con parole irriconoscenti: “Che ingrata! Che pretendi da me, ringrazia che non ti ho mangiata!” A questo proposito, possiamo anche citare il famoso proverbio: “Finita la festa, gabbato lo Santo” come gli ingrati che non riconoscono il bene quotidiano altrui.
Queste citazioni, ci aiutano a comprendere la Parola di Dio di oggi. Gesù, spesso e volentieri, era circondato da  poveri, ammalati, disperati o lebbrosi. Il suo fascino, la sua capacità di leggere nel cuore prima che negli occhi, attirava queste categorie che  in Israele, come  in tutto il resto del mondo semita, erano considerati reietti, maledetti da Dio. La loro malattia, veniva additata, specie nei casi di lebbra, come un’eredità di cui venivano colpevolizzate generazioni e parentele lontane.
Nel brano di oggi, sono 10 i lebbrosi che ricorrono al maestro. Ma di questi, solo uno, dopo aver ottenuto la guarigione, torna a ringraziarlo, mentre, i nove, se ne vanno senza comprendere il gesto del Signore. Un gesto di grande Misericordia, che non lava solo i segni della lebbra ma lava l’anima, invita ad una vita nuova. E Gesù, che spesso ripete “Sono venuto per i malati, non per i sani”, accoglie la professione di fede dell’unico, risanato dalla lebbra, straniero; ci mette in guardia su quali sono le sue esigenze d’amore per far parte del suo regno d’amore.
Uno dei rischi del Cristiano, infatti, è quello di sentirsi privilegiato, più degli altri già partecipe delle promesse divine. Per Gesù, non è così; lui ama tutti senza distinzione. Agostino d’Ippona, coniò la celebre frase: ”Ama e fa’ quel che ti pare”. Il Signore anche oggi ci dice: “Ama tutti indistintamente, sii riconoscente, apprezza i doni che quotidianamente ti vengono elargiti, solo così sarai mio discepolo.”


Preghiera
Signore, perdonaci per tutte le volte che tu ci guarisci dalle tante malattie della nostra vita; malattie non solo fisiche, ma, soprattutto morali e spirituali. Dacci un cuore generoso, che sappia sempre ringraziare chi ci fa del bene, comprendere e perdonare chi procura dolore e sofferenza. Amen.

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