Redazione: “Opere e giorni del Signore”: XXVII^ Domenica del Tempo Ordinario (C)

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 01/10/2016
Redazione. “Opere e giorni del Signore”: XXVII^ Domenica del Tempo Ordinario (C)

«Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare» (Lc, 17, 5-10)

In quel tempo, 5gli apostoli dissero al Signore: 6«Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
7Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? 8Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? 9Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? 10Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».


Di fronte al verbo transitivo “temere”, avere soggezione di una figura che ci sta davanti troppo importante per noi, la storia sacra, ricca di episodi che citano questo soggetto grammaticale, ci dà sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, dimostrazioni che sono una vera e propria catechesi per la nostra vita spirituale.
Dietro ogni promessa compiuta, c’è un amorevole senso di rispetto e amore di Dio e del figlio Gesù Cristo verso la creatura umana. E’ lo stesso Javhè, pastore di un gregge, Israele, a far si che il suo popolo cammini senza timore verso la terra promessa. Nelle teofanie bibliche, da Abramo ai profeti, ai grandi Re condottieri, il Signore chiede: “Vai, non temere, sono con te. Tu mi appartieni, io sono la tua salvezza”. E anche nella Nuova Alleanza di Gesù, troviamo questo verbo “non temere”, fin dall’inizio,  dal concepimento, nella frase: “Non temere, Maria…; va a dire ai miei fratelli che vadano in Galilea; là mi vedranno.”
Oggi, lo spunto del Vangelo, ce lo dà proprio la frase “non temere.” Pietro, di fronte al miracolo della pesca, guardando Gesù, incontra lo sguardo compassionevole del Maestro, che è tale, non solo per il miracolo. Tutta la rozzezza di Pietro, si scioglie in quel bellissimo atto di fede: “Allontanati da me, che sono un peccatore.” Gesù, che si definisce mite e umile di cuore, guardandolo, gli dice: “Non temere”. E, subito, lo chiama con se, affidandogli, in seguito, il suo gregge: la Chiesa nascente. Per molti, anche oggi, la presenza di Gesù è indifferente; per altri, è sconvolgimento della propria esistenza.  Agostino d’Ippona, diceva: “Ho paura di Dio che passa.” Ma, il Signore, ci ama e ci rassicura. Vuole fare di ognuno di noi un apostolo del suo regno sulla Terra. Vuole che diamo un senso alla nostra chiamata fin dalla nostra nascita. Come per il profeta Geremia, ci dice: “Ti ho cercato, ti ho amato, ti ho pensato fin dal seno materno.’
Ripensiamo, oggi, a questo grande amore disinteressato, che si lascia inchiodare sulla croce per la nostra salvezza e si offre cibo per la nostra fame spirituale. Solo così, diventeremo anche uomini e donne della vocazione


Preghiera
Grazie Signore, perché ci hai chiamati a seguirti senza timore, senza paura ma con infinito amore. Dacci sempre il coraggio di seguirti sulle strade del mondo, con la gioia di chi si sente amato, rispettato, condiviso nella sua  vita. Amen.

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