Redazione: “Opere e giorni del Signore”: XXV^ Domenica del Tempo Ordinario (C)

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 17/09/2016
Redazione. “Opere e giorni del Signore”: XXV^ Domenica del Tempo Ordinario (C)

«Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti.» (Lc, 16, 1-13)

In quel tempo, 1Gesù diceva ai suoi discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. 2Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. 3L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. 4So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. 5Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. 6Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. 7Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. 8Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. 9Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
10Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. 11Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? 12E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?

13Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».


Commentando nello scorso mese di Maggio la Parola di Dio, in occasione della solennità del Corpo e Sangue di Cristo, avevo parlato dei Cristiani unici e veri ostensori, cioè grandi raggi di sole dorati, al cui interno dovevamo far trasparire il vero Corpo di Cristo, presente  in noi come la candida ostia, segno sacramentale della presenza di lui, che passa attraverso le nostre umane vie nella grande raggiera dorata.
Oggi Gesù, nella parabola della lanterna sotto il moggio, ci invita nuovamente a essere persone che devono mostrare la sua presenza attraverso un oggetto della vita di quel tempo. Il “moggio”, era un piccolo tavolo al centro della casa, dove veniva sistemata la lucerna, che, accesa, faceva luce in tutta la stanza. I Padri della Chiesa, hanno paragonato questa luce alla verità che è in ogni uomo; una liberà che deve essere una verità piena, sinonimo di libertà interiore, quella proprio del Cristiano, senza nascondimenti, senza compromessi, senza angoli bui.
Gesù, per primo, si proclama Luce del Mondo e ne ha ben diritto a proclamarsi luce che illumina ogni uomo, come afferma l’evangelista Giovanni, nel celebre inizio del suo Vangelo, il cosiddetto “Prologo”: “Venne nel mondo la luce vera..” e, ancora: ”Venne nel mondo, ma i suoi non l’hanno riconosciuto.”

Ancora oggi, il dramma dell’umanità, è quello di vedere tante luci e di rimanere abbagliati da false lanterne, che indicano strade che spesso fanno perdere l’orientamento della vera vita, tralasciando quella luce che non conosce tramonto.
Scrivendo questa riflessione, vado con il pensiero ai nostri minatori, che scendevano nel buio delle gallerie, accompagnati dalla tenue luce di una acetilene. Era un grandissimo dono di Dio, che avendo donato quel prezioso componente, il carburo, che permetteva loro di poter vedere dove scendevano per estrarre il minerale e, allo stesso tempo, permetteva, in caso di  presenza di gas, di mettersi in salvo, in quanto la piccola fiammella, si spegneva dando un preciso segnale di allarme.

Anche noi, dunque, corriamo verso la nostra meta finale, portando la nostra fiaccola della fede in alto, senza nasconderla, facendo luce ai nostri fratelli e sorelle, immersi nel buio del male e della disperazione.


Preghiera
Gesù, Luce da luce, Sole senza tramonto, tu rischiari le tenebre della nostra vita. Noi, ancora oggi, siamo come gregge senza pastore. Sii sempre la nostra guida, illuminaci con la lucerna del tuo amore, perche possiamo  incamminarci verso di te, splendore del Padre,  in comunione con i fratelli. Amen.

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