Redazione: “Opere e giorni del Signore”: XXIV^ Domenica del Tempo Ordinario (C)

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 10/09/2016
Redazione. “Opere e giorni del Signore”: XXIV^ Domenica del Tempo Ordinario (C)

«“Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte.» (Lc, 15, 1-32)

In quel tempo, 1si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 3Ed egli disse loro questa parabola:
4«Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? 5Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, 6va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. 7Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
8Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? 9E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. 10Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
11Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. 13Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. 14Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. 16Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. 17Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; 19non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. 20Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. 22Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. 23Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
25Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. 27Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. 28Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. 29Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. 30Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. 31Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».


La parabola della dracma perduta (la dracma era una moneta greca esistente già ai tempi di Gesù), il brano evangelico che Luca ci fa meditare in questo scorcio di fine anno della Misericordia (l’anno giubilare della Misericordia voluto da Papa Francesco, si chiuderà insieme alla porta Santa nel prossimo mese di novembre), è la metafora sulla ritrovata gioia di Dio, quando l’uomo ritorna al suo cuore di Padre.
La vita di ogni creatura, è, infatti, un percorso, in cui, è molto facile smarrire quelle cose preziose, che sono il senso del bene, l’onestà, la voglia di cambiare vita. Già nell’ Antico Testamento, Dio dice: “Non voglio la morte del peccatore, bensì che si converta e viva.”
E’ talmente tanto grande la pazienza di Dio nei confronti dei suoi figli, che rimane, lui, il Padre buono, come già scrivemmo a proposito del figliol prodigo, sulla torre, fino ad aspettarci, piangendo di gioia, vedendoci ritornare dai lontani lidi della nostra vita, non sempre coerente. La sua rinnovata scoperta, anche nel cuore degli anni, cambia radicalmente le scelte umane, perché qualcosa di prezioso è stato ritrovato. E, di conseguenza, cambia la nostra esistenza mettendoci in condizione di vivere solo per lui.
Il beato Charles de Foucauld, l’apostolo dei Tuareg, dopo una vita da militare nella Legione Straniera e dopo aver sperimentato il peccato più grave, incontrò Dio nel deserto del Sahara, facendosi eremita tra le dune del deserto. Più tardi, nelle sue lettere scritte agli amici, avrebbe spiegato così la sua conversione e il suo abbandono della mondanità: “Appena mi resi conto che c’era un Dio che mi amava, non potei fare altro che vivere per lui.”
Ecco dunque il senso della chiamata e dell’adesione non a una idea, ma a una persona concreta. Paolo, l’apostolo dei gentili, questa chiamata e la sua conversione a Cristo, la tiene nel suo cuore e, di questa esperienza fondamentale, non ne fa un proprio vanto; anzi, parlando di se stesso mentre racconta una apparizione di Gesù a più di cinquecento fratelli in una sola volta, dopo la risurrezione,  dice testualmente: “E infine, apparve anche a me, come a un aborto. Apparve a me, che ho perseguitato la sua Chiesa.”

Nella Chiesa di Cristo, la porta è sempre aperta o, forse, potremmo dire che nel suo cuore, c’è sempre un posto per noi. Agostino, nelle sue memorabili Confessioni, scriveva, dopo il ritorno travagliato e sconvolgente al porto della salute: “Per te Signore è fatto il nostro cuore, e non trova pace finché non riposa in te.” Cerchiamo dunque, come la donna del Vangelo, la dracma della nostra fede, se perduta, e, se Dio ci dà la possibilità di ritrovarla, viviamo nella gioia di chi ha ritrovato il senso della sua esistenza.

 


Preghiera
Signore, tu  solo ci cerchi in continuazione, anche quando la nostra  strada devia dai tuoi sentieri. Ma sei un Dio di Misericordia e fai festa quando noi ritorniamo a te con tutto il cuore. Dacci la forza di seguirti, sulle strade del mondo, senza percorrere la strada del male, per vivere nel tuo amore. Amen.

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