Redazione. “Opere e giorni del Signore”: XXIII^ Domenica del Tempo Ordinario

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Piancastagnaio 05/08/2015
Opere e giorni del Signore: XXIII^ Domenica del Tempo Ordinario

Meditazioni per l’Anno Liturgico Ciclo B – Testi biblici “Nuovo Messale Festivo” – Edizioni Paoline

“Effatà”, cioè: “Apriti!” diceva loro: “… dal di dentro, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza” (mc 7,31-37)

31Di nuovo, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. 32Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. 33Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; 34guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». 35E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. 36E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano 37e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».


Nel rito del battesimo, la liturgia Cristiana, consegnando ai genitori, padrini e madrine, gli adempimenti con cui il neo cristiano dovrà vivere alla sequela del Signore Gesù, affida simbolicamente “il dono” di poter parlare di lui apertamente, senza paura, senza silenzio, con la passione che deriva da una scelta fatta, della propria fede, anche a  costo “di rimetterci”.
Questo impegno, viene consegnato in un momento particolare, che si chiama il “Rito dell’Effatà”, cioè “apriti”, apri la bocca, le orecchie, ma soprattutto il cuore, perché tu possa presto ascoltare la parola di Dio e viverla nell’assemblea dei fratelli nella Chiesa.
Scrivendo questa breve riflessione, cari lettori di questa rubrica settimanale, ho riflettuto come, di fronte all’annuncio, troppo spesso ci dimentichiamo di essere uomini e donne, che dovrebbero gridare quotidianamente la gioia di avere una grande verità, tenendola nascosta dentro di noi, come una perla trovata e messa da parte. Del resto, il brano odierno di Marco, facendoci vedere la figura del sordomuto nato, ci vuole far comprendere, che, anche noi, nella nostra vita, siamo sordomuti fin dal nostro concepimento, cioè non possiamo udire quel che Dio ci dice attraverso la sua parola.
Solo attraverso l’inserimento nella assemblea, ci fa sciogliere il nodo della non conoscenza, aprendoci alla vita nuova di Grazia.
Nonostante tutto, però, possiamo divenire sordi anche ascoltando; possiamo chiudere le nostre orecchie al grido che ci importuna, che ci da’ fastidio e ch, soprattutto, ci rimorde la coscienza.
E’ l’egoismo, il disinteresse, la non attenzione per gli altri, nostri fratelli e sorelle. Chissà, forse, dobbiamo vedere, oltre che sentire, per aprire il cuore alle necessità dei fratelli? L’emblematica fotografia di un bimbo morto sulla spiaggia, in questi giorni, sembra che abbia sconvolto talmente certi animi, anche di personaggi politici internazionali, da far cambiare, nel giro di poche ore, idee e concetti sul tema dell’accoglienza. Tutto può essere positivo, ma era davvero necessario, arrivare a certe tragiche soluzioni, quando poi, in più occasioni, si è stati sordi, al grande grido  della disperazione?

Preghiera
Apri Signore il nostro cuore e le nostre labbra e comprenderemo la tua Parola.
Amen.

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