Redazione: “Opere e giorni del Signore”: XXIII^ Domenica del Tempo Ordinario (C)

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 03/09/2016
Redazione. “Opere e giorni del Signore”: XXII^ Domenica del Tempo Ordinario (C)

«…Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo…» (Lc, 14, 25-33)

In quel tempo, 25una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: 26«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. 27Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
28Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine?29Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo,30dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. 31Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? 32Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. 33Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.


“I thirst…”, “Ho sete…” Sono queste le ultime parole di Gesù morente sulla croce. Con questa frase, scritta in lingua inglese, che apre il nostro piccolo commento domenicale alla parola di Dio, si trova  in ogni cappella del mondo, nelle case di accoglienza delle suore della Carità, sotto al crocifisso, come spunto di riflessione quotidiana, per la grande congregazione missionaria, fondata dalla neo Santa Madre Teresa di Calcutta.
Domani mattina, infatti, nel corso di una solenne celebrazione eucaristica, nella Piazza della basilica di San Pietro in Vaticano, Papa Francesco, proclamerà Santa, la piccola suora albanese Madre Teresa, anche premio Nobel della pace, che fece della carità il suo stile di vita, accogliendo i moribondi abbandonati sulle strade di Calcutta. Quest’avvenimento, ci invita a riflettere sul messaggio centrale del Vangelo di Luca, che parla di croce come identità del Cristiano per poter vivere il messaggio dell’amore. Gesù, infatti, nelle sue ultime parole, non parla tanto di sete fisica, rifiutando lui stesso l’acqua unita al tremendo fiele, ma vuole assaporare fino in fondo la sua missione che dalla croce, deve far nascere una comunità di salvati. Dal quel trono di dolore, emana lo spirito dell’amore, nasce la Chiesa. Il Signore ci ammonisce che, rifiutare la croce, significa rifiutare lui, la sua potente e misericordiosa potestà. Non c’è altra via per dirsi Cristiani: seguire Gesù totalmente, significa rinunciare a tutte le prerogative che ancora ci tengono attaccati a questo mondo. Un Dio esigente? Forse, ma questa esigenza d’amore, l’ha pagata di persona incarnandosi nella povertà e nel disagio, affrontando anche il buio dell’abbandono, per formarsi un popolo nuovo.

Madre_Teresa_Calcutta

L’amore per Cristo, nel corso dei secoli, ha cambiato cuori e animi da duri a bisognosi di Misericordia. Accogliamo dunque la Croce,  non quella di legno, neanche quella d’oro o d’argento che, spesso, portiamo al collo senza capirne eccessivamente il valore. Accogliamo la Croce della nostra miseria, della nostra disperazione, del nostro dubbio, del nostro egoismo. Solo così potremo essere partecipi della gioia del risorto. E allora, sull’esempio di Santa Teresa di Calcutta, potremo ogni giorno dare una risposta di amore a Cristo Crocifisso, dissetando l’aridità di tanti cuori arsi di sete d’amore, impegnandoci a costruire quì, quella casa del Padre, dove tutti si possano sentire amati


Preghiera
Signore, la nostra anima ha sete di te. Tu sulla Croce, ci hai invitati, a spegnere quella sete di amore, che sale dalle labbra dei nostri, impegnandoci nel bene e nell’accoglienza. Guidaci verso i corsi d’acqua, come la cerva sospira i torrenti generosi, dissetando con la tua parola il gemito dei fratelli e delle sorelle, stanchi ed assetati lungo il pellegrinaggio della vita. Amen.

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