Redazione. “Opere e giorni del Signore”: XVIII^ Domenica del Tempo Ordinario

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Piancastagnaio 02/08/2015
XVIII^ Domenica del Tempo Ordinario

Meditazioni per l’Anno Liturgico Ciclo B – Testi biblici “Nuovo Messale Festivo” – Edizioni Paoline

“Chi viene a me non avrà fame e chi crede a me non avrà sete, mai” (Giovanni 6, 24-35)

In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».


Il 13 ottobre 1972, un disastro aereo si verifico’ nella Cordigliera delle Ande. Nell’impatto morirono 29 persone, mentre i superstiti furono 16. Per quasi tre mesi, per coloro che si erano salvati, iniziò una odissea spaventosa che si concluse con il salvataggio, la vigilia di Natale dello stesso anno. Dopo il ritorno alla vita familiare, per tanti di loro, rimase il ricordo e la tristezza per aver lasciato su quelle montagne, i propri amici e cari, morti. E spuntarono le testimonianze agghiaccianti, di quei terribili mesi. Il particolare piu’ “forte”, fu il racconto, di come si fossero nutriti: venne fuori, una scena forse agghiacciante e terribile, quella della consumazione di alcune parti dei morti, proprio per sopravvivere. La vicenda, divenne prima un best seller internazionale, poi un film altrettanto famoso. Nella prefazione del libro, scritto da un sopravvissuto, si citava un passo del Vangelo di Giovanni, quel passo in cui Cristo, invita i suoi a mangiare il suo corpo e il suo sangue. E si diceva, nel proseguo del libro, come l’orrore per quel pasto, era accumunato a qualcosa di commovente rito, come una comunione che in fondo ha permesso a quei disgraziati di rimanere in vita.

Gesu, nel Vangelo di oggi, fa lo stesso. Ci invita a mangiare il suo corpo e a bere il suo sangue, per vivere. Non e’ un’assurda realtà. L’eucarestia di cui noi ci nutriamo, nella Messa domenicale, è realmente la vita del Signore, che entra nel nostro Corpo, e viene assimilata alla sua Divina. Un grande Mistero, che Paolo, definisce stoltezza per i pagani, scandalo per i giudei. Scandalo, perché un Dio, che prima di affrontare la morte, e una morte ignominiosa di Croce, si offre in cibo per restare sempre con noi fino alla fine del Mondo. Anche i superstiti delle Ande, fecero proprie le parole di Cristo, nelle cena dell’addio ”Non vi e’ cosa piu’ grande, che dare la vita per i fratelli”. Dalla morte, e’ nata la Vita, e con essa, è entrata nel mondo la goia e la speranza .

Preghiera
Dacci sempre il tuo cibo, Signore, e fa’ che possiamo condividerlo con chi non ha i mezzi per affrontare la durezza del giorno che ancora sorge. Amen.

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