Redazione. “Opere e giorni del Signore”: V^ Domenica dopo Pasqua

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Piancastagnaio 02/05/2015.
“Chi rimane in me ed io in lui porta molto frutto.”

Meditazioni per l’Anno Liturgico Ciclo B – Testi biblici “Nuovo Messale Festivo” – Edizioni Paoline

Gesù disse: “Chi rimane in me ed io in lui porta molto frutto.” (Giovanni 15,1-8)

Mentre il ciclo pasquale si sta avvicinando alla solennità di Pentecoste, i cinquanta giorni che culminano con la discesa dello Spirito Santo, il testo evangelico, proprio di Giovanni, ci riporta indietro alla sera del giovedì dell’ultima cena, facendoci meditare sui discorsi dell’addio di Gesù. Il brano che oggi si proclama in tutte le Chiese, è infatti, l’intimo saluto del maestro, dopo la cena, dopo lo scandaloso segno della lavanda dei piedi, dopo la  istituzione della Eucaristia, che in Giovanni, a differenza degli altri tre vangeli sinottici, non viene narrata. L’apostolo che “Gesù amava”, preferisce mettere il segno della lavanda dei piedi, come gesto di carità legato alla Eucarestia. Nelle parole di Gesù, torna ancora una volta il tema del frutto, della vite, del vignaiolo. Poco prima che iniziasse la settimana Santa, è sempre il tema del chicco di grano, gettato nella terra a marcire in attesa della risurrezione, che ci offre la figura di un Gesù, che prende ad esempio la natura e le sue creature, per ammonire i suoi discepoli. Oggi, il Signore, ci invita a rimanere uniti a lui, nonostante le tempeste della vita facciano oscillare i rami della nostra esistenza. Non ci nascondiamo che il nostro tempo, sia un tempo difficile e di grandi contraddizioni .Catastrofi, calamità di vario genere, valori e principi morali alla deriva, il senso della coscienza critica  inesistente. Cristo, come  viene proclamato solennemente nella  notte di Pasqua e, precisamente nella veglia, durante il rito del lucernario, viene proclamato signore della storia. “Vivo ieri e oggi, perché a lui appartengono il tempo ed i secoli”. Guardiamo dunque, alla nostra salvezza eterna, rimanendo uniti alla sua vita, credendo e sperando che alla fine del nostro percorso terreno, lo possiamo incontrare, come pastore buono, e Dio infinitamente misericordioso.

Preghiera
Signore, tu sei il vignaiolo, noi siamo tralci esposti in ogni momento alle intemperie della vita. Non permettere mai che ci stacchiamo da te e dalla tua Chiesa. Dacci il coraggio di annunciarti, anche contro corrente, anche quando il mondo con  la sua indifferenza, ci offre vie diverse, che non hanno la forza del tuo amore, amore sempre disposto  a farsi servo, umiliato, deriso, ma  unico rimedio al male. Amen

In copertina.
Immagine © G.B. Conti/Elledici ripresa da www.donbosco-torino.it

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