Redazione. “Opere e giorni del Signore”: Solennità del Corpus Domini

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Piancastagnaio 07/06/2015
La solennità del Corpus Domini

Meditazioni per l’Anno Liturgico Ciclo B – Testi biblici “Nuovo Messale Festivo” – Edizioni Paoline

“Questo è il mio corpo, questo il mio sangue…” (Marco 14,12 – 16,22-26)

In un dei suoi celebri film, “Nazarin” del 1958, il regista ed attore spagnoloLouis Bounouel, raccontando la storia amara di un sacerdote che abbandonò il suo Ministero e che, ormai, vive una vita di grande decadimento morale ed umano, inquadra la scena del medesimo in una bettola, con pochi avventori. Tra di loro nasce il desiderio di scommettere su qualcosa di indefinito o fare un gesto, così eclatante, che gli altri non possono fare di fronte agli amici. Una sorta di spacconeria alimentata dal vino e dalle bestemmie. Nazarin, l’ex  prete in preda al vino, partecipa allo strano gioco zittando gli altri che lo guardano incuriositi: “adesso farò una cosa che voi non potete fare…”. E, prendendo un pezzo di pane ed un boccale di vino, pronunziò le parole della consacrazione: “Questo è il mio corpo offerto per voi, questo è il mio sangue sparso per voi”. Uno degli avventori, rimane scioccato da quelle parole dette in un contesto dissacrante, ma purtroppo vere ed eterne, visto che il Sacerdozio di Nazarin è incancellabile. Alcuni istanti dopo il giovane avventore si alza in piedi e dice apertamente: “Io prenderò il suo posto”, e decise di diventare sacerdote. Oggi celebriamo la festa del Corpo e Sangue del Signore. Gesù ha voluto rimanere per sempre con noi, servendosi del segno più grande e più umano che ci sia: un po’ di pane e un po’ di vino. Ma per fare questo, ha voluto che altri prendessero il suo posto sulla terra. Dio ha bisogno ancora degli uomini per comunicare il suo amore. L’eucaristia, che significa rendimento di grazie, non è altro che la partecipazione alla passione del Signore. Attraverso il pane consacrato, che  viene consumato, Gesù entra nella nostra vita umana, diventa linfa che pervade il nostro corpo mortale e lo rende immortale. Eccezionalmente, in questa giornata che sa di fiori, profumi, addobbi, disegni e opere d’arte, Gesù, attraverso il segno Eucaristico del pane, viene solennemente portato in processione per le vie e le strade di paesi e città del mondo. Ma Gesù è sempre presente nei tabernacoli di tutto il mondo, e aspetta ogni giorno la nostra presenza di amore, il nostro silenzio contemplativo.

Vorrei  ricordare qui l’episodio che avvenne nell’800 ad Ars, un piccolo paese della Francia abitatao, a quei tempi, prevalentemente da contadini e analfabeti. Lì fu mandato, come ultima soluzione dal proprio Vescovo, Giovanni Maria Vianney, divenuto Santo e ricordato come il Santo Curato d’Ars. Si narra, che il Sacerdote, tutti i giorni, notasse un povero contadino analfabeta che al mattino e alla sera, entrava nella  povera chiesa Parrocchiale e vi rimaneva per molto. Incuriosito, il sacerdote, volle vedere cosa stesse facendo l’uomo cosi tanto tempo in chiesa. Entrò e lo vide seduto accanto al tabernacolo, fisso in silenzio, con un grande sorriso sulle labbra. Avvicinatosi gli domando: “Perché stai immobile e fisso senza dire una preghiera?”. Lui lo guardò e sorridendo rispose: “Io non dico niente, lo guardo e lui mi guarda, gli parlo e lui mi parla.. questo mi basta”. Ecco, Gesù, non chiede grandi cose, vuole solo il nostro sguardo e il nostro cuore per continuare ad amare tutti gli uomini del mondo

Preghiera
S
ignore, oggi tu passi nuovamente sulle strade dei nostri paesi amiatini. Troverai tanti tuoi fratelli che aspettano da te una parola che salva. Fermati, come ti fermavi sulle strade della Galilea, e dai ad ognuno di noi un poco del tuo amore, solo amore che salva, cura le nostre ferite, asciuga le nostre lacrime, insegnaci  la via della riconciliazione. Amen.

 

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