Redazione. “Opere e giorni del Signore”: Sesta Domenica di Pasqua

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 30/04/2016
Redazione. “Opere e giorni del Signore”: Quinta Domenica di Pasqua – Domenica in Albis

«…Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto….Vi lascio la pace, vi do la mia pace….» (Gv 14, 23-29)

23Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
27Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.28Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate


Con questa domenica, sesta del tempo pasquale, quel ciclo liturgico che i Padri chiamano “Laetissimum spatium”, il lieto spazio, lo spazio della gioia, i 50 giorni dell’Alleluia Pasquale, stiamo avvicinandoci alla dipartita terrena del Signore, che ricorderemo proprio domenica, con la solennità dell’Ascensione al cielo.
La liturgia della parola, attraverso il racconto Giovanneo, ci riporta, ancora una volta, al cenacolo, con il lungo discorso dell’addio, che è detto come un discorso che prepara i discepoli, a vivere il tempo della Chiesa.
Li prepara con la promessa di un consolatore, quello che egli stesso chiama “paraclito”, parola greca che significa, appunto, “consolatore”. Quello stesso spirito che Gesù  promette nel cenacolo, sarà lo stesso nel momento della morte sulla croce. Sappiamo che Giovanni, testimone sul calvario, nel suo Vangelo userà proprio il verbo “spirò”, “esalò”, ovvero diede lo spirito che fece nascere la  Chiesa rappresentata nei sacramenti, come ancora i Padri ci dicono, dell’acqua e del sangue, usciti dal costato di Cristo, segni del battesimo e della eucaristia.
Gesù, dunque, parla di quella che è la terza persona, lo spirito, uno e vivificante, senza cui l’uomo di Dio non potrebbe vivere. Nel mistero della Pentecoste, che stiamo attendendo, c’è la linfa di Dio, che continua a “librarsi” nel mondo, come nella creazione descritta nel libro della Genesi.
Lo Spirito Santo, nel bellissimo canto ”Veni Creator Spiritus”, sequenza che si legge nella liturgia della Domenica di Pentecoste, viene detto “dito della mano di Dio”.
Proprio nel Giudizio Universale , splendido e unico affresco, dipinto nella Cappella Sistina, Michelangelo accosta questo dito quasi in soccorso,al primo uomo creato.
Invochiamo lo spirito creatore, perché ci sia di conforto e consiglio nella vita

Preghiera
“Grande Spirito, che sei nel vento, ascoltami, lasciami camminare nella bellezza dell’alba e dei tramonti rossi. Fa’ che non sia superiore ai miei fratelli e che io sappia, nell’occasione, combattere con valore, anche contro me stesso. Perché, quando il sole tramonta, io possa cavalcare verso di te, sulle grandi praterie senza vergogna.” (antica preghiera irochese indiani del Nord America.)

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