Redazione. “Opere e giorni del Signore”: Quinta Domenica di Pasqua

223Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 23/04/2016
Redazione. “Opere e giorni del Signore”: Quinta Domenica di Pasqua – Domenica in Albis

«Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri…» (Gv 13, 31-35)

31Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. 32Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. 33Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. 34Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. 35Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri»..


Leggendo  i numerosi commenti di questi giorni, su un noto social network, circa il viaggio di Papa Francesco all’isola greca di Lesbo, e come abbia voluto portare, in Italia alcune famiglie di immigrati, provenienti dalle zone calde del mondo (Siria in particolare), sono rimasto un po’ sconcertato, dalle risposte di diniego, venute fuori anche  da cattolici praticanti, circa l’opportunità adottata dal Papa. Penso a questo, ritornando, ancora una volta, nel cenacolo di Gerusalemme, dove tutto è avvenuto, dove gli undici si trovano, dove  nasce la Chiesa.
Oggi, il Vangelo di Giovanni, ci rimanda alla cena dell’amore. In diverse occasioni, ho scritto che Giovanni, a differenza degli altri evangelisti, non riporta la tradizionale istituzione della Eucaristia con la frazione del pane e l’offerta del calice, quell’ultimo calice, che la tradizione ebraica, vuole sia consumato alla fine del pasto pasquale, la tradizionale Haggadah, in cui si fa memoria della liberazione Pasquale. Giovanni, ci parla dell’eucarestia, prima nel gesto della lavanda dei piedi, poi riportando il lungo discorso di addio del Signore, discorso che verrà poi chiamato “grande preghiera sacerdotale”.
In questo lungo monologo di addio dai suoi, Gesù non  può non svelare il senso della sua vita e della sua morte. Il senso è l’amore, la concordia, la misericordia gli uni verso gli  altri. Gesù, preavvisa i suoi della sua partenza, nella morte, poi, quando egli tornerà al Padre, dopo le apparizioni della Pasqua.
Amore, dunque. Amare i fratelli, per amare lui. La grande Santa Caterina da Siena, soleva ripetere: “L’amore non è amato”. Troppo spesso, non amando lui, fonte della misericordia, non amiamo i nostri fratelli, cadendo nel giudizio più spietato. Ecco allora, il gesto di Papa Francesco, un gesto disinteressato, un gesto libero, che non ha precluso fratelli e sorelle di altre confessioni religiose. Di fronte a questi gesti, tutti i commenti sono inutili,  tutte le parole  sono vane. Solo da dire: “Anche io sono chiamato ad amare.”

Preghiera
Sig23nore, Padre dell’amore, tu ancora una volta ci inviti ad amare senza condizioni, senza preclusioni, senza ostacoli, perché tu ci hai amato per primo e hai dato la sua vita per noi. Insegnaci a voler bene a coloro che troviamo nel nostro  cammino, per riconoscere te. Amen

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