Redazione. “Opere e giorni del Signore”: Quarta Domenica di Quaresima Tempo Ordinario (C)

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 05/03/2016
Opere e giorni del Signore: Quarta Domenica di Quaresima del Tempo Ordinario (C), detta “Domenica di Gaudete”

Meditazioni per l’Anno Liturgico Ciclo C – Testi biblici “Nuovo Messale Festivo” – Edizioni Paoline

“Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”». (Lc 15, 1-3.11-32)

1Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 3Ed egli disse loro questa parabola:
11Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. 13Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. 14Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. 16Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. 17Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; 19non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. 20Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. 22Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. 23Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
25Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. 27Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. 28Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. 29Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. 30Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. 31Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».


Il 21 febbraio 2001, un grave fatto di cronaca, sconvolge il Paese, scuotendo le coscienze di una intera nazione. In una tranquilla serata d’ inverno, nella villetta di Novi Ligure, dove abitava la famiglia De Nardo, composta da quattro persone: la primogenita Erika, uccide la madre ed il fratellino undicenne, in un delitto che vede coinvolto erika_de_nardoanche il fidanzato Omar. Il padre Francesco De Nardo, in quel momento assente, si salva per miracolo. La vicenda giudiziaria si conclude con le condanne di entrambe i fidanzatini assassini. Per Erika, che, dapprima mostra un atteggiamento tutt’altro che conscia del grave crimine compiuto, inizia nel carcere, un cammino di redenzione, anche grazie all’aiuto del padre e alla disponibilità del sacerdote Antonio Mazzi, che accetta la giovane nel suo centro di accoglienza Exodus, iniziando un percorso riabilitativo, conclusosi dopo nove anni e undici mesi, con il rientro della giovane alla libertà. In tutto questo periodo, importante la figura del babbo Francesco, che non ha mai abbandonato la figlia, nonostante il peso della colpa, che si è battuto per la sua uscita dal carcere.

Vi porto questo esempio oggi, che potete giudicare secondo la vostra sensibilità, affrontando il Vangelo di questa quarta Domenica  di Quaresima, detta di Gaudete, cioè della Gioia, in quanto la Pasqua è ormai vicina ed anche la Chiesa, per una domenica, invita i suoi figli a smorzare il rigore penitenziale, per essere lieti e pronti a rallegrarci, come ci ricorda San Paolo, nell’antifona di  ingresso della Messa, di cuore e di spirito. Oggi, la meravigliosa parabola del Figliol prodigo, narrata da Luca, ci mostra un Dio paziente, misericordioso, che aspetta, con ansia, il ritorno dei propri figli, partiti  per paesi lontani dalla fede, dopo aver preteso la parte di amore spettante, che solo lui sa dare. Vorrei che ci si fermasse a contemplare il bellissimo dipinto di Rembrandt, in cui il padre accoglie il figlio, lacerato e sporco, nelle sue braccia. Commovente, l’immagine del padre, ormai vecchio, che ha aspettato questo figlio scriteriato, fino alla vecchiaia, senza mai dimenticarlo, nonostante la presenza dell’altro figlio “modello”. Gli occhi del povero vecchio, semichiusi, ci fanno intravedere che forse è divenuto cieco, a forza di stare sulla torre della sua casa a guardare, lontano, il ritorno del figliolo ormai creduto morto, ma finalmente ritornato in vita. Accanto a lui, presenze di gente, tra cui l’altro figlio, che, forse, stanno giudicando l’atto di amore del Padre. A volte, stiamo con il Signore, che ci da’ tutto il suo amore, ma ci ribelliamo alla sua Misericordia, che egli elargisce ai suoi figli che si sono allontanati. E’ una bella lezione che il Signore ci da: non la lasciamo passare invano nella vita.

Rembrandt_Figliol_Prodigo

Preghiera
Signore, tu sei il Padre Amorevole che ci ama e ci attende, anche quando sbattiamo la porta di casa, convinti di trovare le strade della vera felicità. Troppe volte, ci accorgiamo che la mormorazione, nei momenti di difficili, è troppo comoda; quando il dolore, il peccato, il senso di una vita sprecata ci colpiscono, cerchiamo te, come unico rimedio ai nostri mali. Grazie, perché non guardi le nostre azioni negative, ma se sei sempre pronto alla Misericordia e al Perdono, attendendoci come un padre amoroso, preparando per noi la festa della gioia, che ci riammette nella tua comunione di amore.  
Amen.

Lascia un commento