Redazione. “Opere e giorni del Signore”: Quarta Domenica di Pascqua

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 16/04/2016
Redazione. “Opere e giorni del Signore”: Quarta Domenica di Pasqua – Domenica in Albis

«Io do loro la vita eterna e non andranno perdute..» (Gv 10, 27-30)

27Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. 28Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. 29Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. 30Io e il Padre siamo una cosa sola».


Una delle cose più belle che la natura ci possa mettere davanti nelle nostre zone, che recandomi al lavoro osservo nelle verdi distese della Val d’Orcia, sono i greggi di pecore che  vanno al pascolo, quando la stagione inizia a farsi mite. A volte, mi viene da pensare, allo stereotipo con cui spesso si addita, quasi con disprezzo, coloro che in massa non seguono l’opinione corrente: “pecore” o “pecoroni”. Mi sembra, che indicazione fuori luogo più infelice di questa, non vi sia,  anche se poi, è un grande mattatore, uomo di cultura, e critico, a fare, di questa frase, il suo cavallo di battaglia, usato cosi’ tanto da  allertare persino le organizzazioni animaliste italiane, offese da tanto ardire.
Forse, oggi,  ci voleva questo proemio a stretto giro di parole, in quanto, il nostro appuntamento domenicale con la Parola di Dio, ci parla di un pastore speciale, Gesù, e di un gregge speciale, i Cristiani, popolo di Dio. Nella scrittura, l’amore per  l’uomo, è spesso rappresentata dalla figura di un pastore, che guida con docilità il gregge, alle fonti della salvezza o della conoscenza. Il gregge, fa comunità, vive assieme, l’uno accanto all’altro, pronto ad essere una cosa sola, specialmente nei pericoli o quando arriva il predatore. Il pastore, ha un amore particolare per le sue pecorelle; le riconosce, le fa partecipi della sua vita quotidiana. Purtroppo, però, vi sono anche pastori a cui importa poco delle proprie pecore, e, come dice la scrittura, con riferimento al gregge di Dio, non se ne occupano eccessivamente,  scatenando l’ira di Dio attraverso i profeti:  “Guai a quei pastori  che fanno perire il mio gregge”, tuonava il profeta Ezechiele, migliaia di anni prima della venuta di Cristo.
Oggi, Papa Francesco, ripete ancora quelle parole, come un dardo fiammeggiante, contro le ingiustizie che si abbattono sul gregge dell’umanità, colpendo i Cristiani, e non solo. Un pastore ama tutte il suo gregge, e, per esso, darebbe la sua stessa esistenza. Grazie Francesco.

Preghiera
Signore, tu sei il Pastore Buono che  ci conduce alle fonti della vita. Sii sempre la nostra guida, accompagnaci con il tuo amore, non permettere che ci separiamo dal tuo amore. Amen

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