Redazione. “Opere e giorni del Signore”: il Natale del Signore

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 25/12/2015
Opere e giorni del Signore: Natale del Signore

Meditazioni per l’Anno Liturgico Ciclo B – Testi biblici “Nuovo Messale Festivo” – Edizioni Paoline

“…Benedetta Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama” (Lc 2, 1-14).

1In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. 4Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. 5Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. 6Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
8C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. 9Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, 10ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. 12Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». 13E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
14«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».


Se a Dio tutto è possibile, come la risposta di Maria, che troviamo in questo straordinario brano del Vangelo di Luca, in quest’ultima domenica di Avvento, possiamo certamente capire la trasformazione di una semplice ragazza di duemila anni fa, figlia d’Israele,  nella più preziosa culla dove il Figlio di Dio si è incarnato e si è fatto uomo per la nostra salvezza. Maria, nel suo canto di accettazione e di lode verso l’altissimo, il “Magnificat”, esce da uno stereotipo per molti secoli fino ad oggi usato, di donna quasi nascosta nell’ombra, accanto al Figlio nei suoi momenti principali, quasi assente dalla interpretazione della Parola portata dal Figlio. Invece no, Maria, è rivoluzionaria, Maria riconosce le grandi opere di Jahvè, ne celebra le vittoria, solleva il capo come Figlia di Israele. Egli si proclama Serva di Jahvè, ma nell’antico testamento, questa parola significa, accettazione del beneplacito di Dio e disposizione a conformarvisi. Maria è anche annoverata tra quella categoria in Israele, le cui persone vengono chiamate “anawim”, cioè poveri del Signore, coloro che ripongono la loro speranza nel Dio d’Israele. Ecco allora il senso del suo canto, in cui, si ripercorre tutta la vicenda della storia sacra del popolo prescelto. In questo contesto di canto lode ringraziamento, Maria, segue la vicenda di Zaccaria, padre di Giovanni, il precursore, il quale, dopo la nascita del figlio, sente sciogliersi le corde vocali, e  riprende a parlare, dopo che era divenuto muto a causa della sua incredulità rispetto alla maternità di Elisabetta, in vecchiaia, e anche lui celebra, nel suo Benedictus, le meraviglie di Dio. Maria no, lei prescelta, accetta, dando la sua disponibilità alla costruzione di un progetto grande, il progetto di Dio per l’umanità.

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