Redazione. “Opere e giorni del Signore”: Il Giovedì Santo nella Cena del Signore

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Piancastagnaio 02/04/2015.
“Opere e giorni del Signore”: Giovedì Santo.
Il Signore non ci ha amato per scherzo (Inizio del Triduo Pasquale).

In una celebre allocuzione mistica, che la Beata Angela da Foligno ( Foligno 1308+) ebbe, durante una intensa preghiera, in un mercoledì della settimana Santa, il Signore le parlò con queste parole:

Vedi – mostrandole i segni della sua dolorosa passione – non ti ho certo amata per scherzo.” Il Giovedì Santo è il giorno in cui l’amore prende forma e si fa servizio. Le parole di Gesù “non vi è cosa più grande di chi da’ la vita per i suoi amici”, diventano il comandamento supremo della carità.

Nel gesto della lavanda dei piedi, si racchiude tutto il mistero di una vita, donata e spezzata per l’umanità. Un famoso “midrasch” (i midrasch sono racconti popolari ebraici, in cui si nasconde sempre un’altissima verità morale e spirituale), si racconta, di due innamorati. Il loro amore, era così forte, da divenire un tutt’uno per entrambi. Una sera, l’amato rientra in casa e, la  sua donna, gli dice:” voglio darti la prova più grande del mio essere legato a te per tutta la vita.”. Inchinatasi, lava i piedi al suo uomo. Sappiamo, che nella cultura ebraica, il gesto del lavare i piedi era proprio del servo e dello schiavo.
Proprio Cristo, come segno della sua grande umanità e divinità, si sottomette in tutto all’uomo, pur essendo Dio. In quella sera, nell’intimità del Cenacolo, nasce la Chiesa. Dalla cena Pasquale, consumata con i suoi, Gesù, fa scaturire i grandi sacramenti della Chiesa. Nasce l’Eucaristia, nasce il sacerdozio, la carità diventa un precetto  scambievole, di cui non si potrà più fare a meno, se si vorrà seguire lui, Gesù.Domenico_ghirlandaio_cenacolo_di_ognissanti_01

Una serata di addio, dunque. Gesù, chiama attorno a se, quegli uomini, forse rudi, rozzi, ma a cui a voluto bene, di un amore straordinario che lo porta ad offrirsi se stesso pane e vino. Poi, l’orologio della storia, inizia a battere le ore più drammatiche di tutti i tempi. Anche Giuda, che ha partecipato alla cena, esce per dare inizio al suo tradimento. E il discepolo dell’ amore, Giovanni che, a tavola, come un bimbo preso dal sonno, dormiva sul petto del Signore, annota che appena ingoiato quel boccone, se ne andò. Ed era “notte”’. La notte del mondo, in cui le due grandi forze, il bene e il male, si scontrano. Poche ore dopo, quella serata di intimità, sarà annebbiata, dalla sofferenza, dagli insulti, dagli sputi, dai vuoti di memoria, dalle negazioni, dai tradimenti. Ci piace immaginare, in questo Giovedì Santo , lo stesso discepolo Giovanni, che, in disparte, segue il Maestro, incapace di prendere le sue difese. Ma lui, l’unico dei dodici c’è; e sotto la Croce, mentre il Cristo esala l’ultimo respiro, abbraccia la povera madre straziata, ma composta, sapendo che la profezia di Simeone “anche a te  una spada trafiggerà l’anima”, si è tristemente compiuta. E Gesù, non può fare a meno di donare quella madre, all’apostolo amato.

Nel contesto di questo amore scambievole per gli altri, vorremmo oggi ricordare  la nostra casa di accoglienza della Resurrezione. Proprio in questa giornata, le  volontarie, Perfetta e Patrizia, rinnovano il proprio atto di consacrazione e di voti, a servizio dei poveri, “quelli che avrete sempre con voi” come disse Gesù.

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