Redazione. “Opere e giorni del Signore”: Domenica di Pasqua nella Resurrezione del Signore

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 27/03/2016
Redazione. “Opere e giorni del Signore”: Domenica di Pasqua nella Resurrezione del Signore.
Pasqua, metafora di un tempo che fu, o  provocazione della nostra fede?

Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. (Gv 20, 1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.


Leggendo per caso un piccolo opuscolo, di quelli che annunciano i programmi delle celebrazioni liturgiche della Settimana Santa, con l’atteso annuncio “Cristo è veramente risorto”,. mi ha colpito la didascalia posta sotto l’immagine di una statua del Cristo morto, fatta scolpire recentemente, dal Parroco di una Parrocchia di Abbadia San Salvatore, che ha sostituito il precedente “Nuova statua del Cristo morto per tutta la vita.”

L’avvenimento centrale del Cristiano è non  tanto la vita terrena di Gesù, ma la notizia sconvolgente, della sua Risurrezione, nel suo vero corpo, dai morti. Ora, domando a me stesso e domando a voi : “Ma ci crediamo veramente alla Risurrezione del Signore, anche alla nostra, nell’ultimo giorno, o la nostra fede si basa solo sulle cose che passano e non hanno un futuro prossimo? La domanda, sorge spontanea, e, onestamente, nelle caratteristiche di chi abbraccia la fede, non sembra avere molte possibilità. Un vecchio amico sacerdote, durante una delle sue omelie Pasquali, soleva dire alle persone presenti alla Messa: “Ma voi, che partecipate alla Eucaristia domenicale,  se vi dicessero ora, che  i vostri cari defunti sono destinati alla risurrezione, ci credereste?”!. Tante persone anziane, devote e praticanti, dopo un lutto personale, usano dire: “Mah, quando siamo là, al cimitero, finisce tutto…”. Ancor più ironicamente, c’è chi spesso dice: “Io non ho mai visto nessuno ritornare dall’aldilà!..”.
Per i primi Cristiani, che avevano accettato il Vangelo di Gesù, non  fu così.
Giovanni e Pietro, nel mattino di Pasqua, andarono, videro le bende e il sudario e credettero alle Parole del Signore. Nacque, nella comunità nascente, la Chiesa, quella espressione greca, Kerigma, (annuncio): “Cristo, morto, sepolto, risorto per la nostra salvezza.”
Un fatto reale e scandaloso. La morte vinta, perché non poteva tenere in pugno l’autore della vita. La legge umana, sconfitta dalla potenza di Dio. I sigilli posti al sepolcro, la pietra rotolata via, le guardie sconvolte e pagate per il loro silenzio complice.
Ripartiamo dunque dal primo giorno della settimana, la Risurrezione che è la vita prima e dopo del Cristiano. Paolo, che non ha conosciuto Cristo personalmente, ma è stato toccato dalla sua grazia, può dire con determinazione: “Se Cristo non fosse risorto, vana è la nostra speranza.”

Celebriamo, dunque, l’avvenimento  della nostra fede, nella gioia e nella letizia, sconfiggendo così una delle accuse, che  sono state rivolte ai Cristiani nel corso della storia: “Dove nascondete la vostra gioia? A vedervi non sembrate dei salvati.”
“Cristo, nostra Pasqua, è  risorto”, dice ancora Paolo. Facciamo dunque festa con azzimi di verità e sincerità.

A  tutti voi, una  Santa e buona  Pasqua, nella luce del Risorto


In copertina: il “Christus Triumphans” (foto di Bruno Romani – Abbadia S. Salvatore)
Sulla testa non si sovrappone la corona di spine, gli occhi e la bocca sono aperti, il capo non dimesso a reclino, ricco e fine il perizoma. Le ginocchia sono appena piegate, ne’ accavallati i piedi. Dalla storia della Chiesa sappiamo che fino al IX sec. veniva presentata solo la croce. Successivamente la croce con l’icona di Cristo trionfante e vincitore sulla morte e sul peccato facendo intravedere la sua vita gloriosa con la risurrezione
(fonti www.abbaziasansalvatore.it)  

Lascia un commento