Redazione. Noi e la paura dell’altro … se straniero

Amiatanews (G. Serafini): Piancastagnaio 08/04/2015
Immigrati a Piancastagnaio un secolo dopo Long ed Ellis Island.

Da diverse settimane, anche a Piancastagnaio, abbiamo assistito, a quello che si chiama “il fantasma dell’immigrato, dello straniero, dell’altro che viene in un  paese tranquillo e laborioso, per giuseppe_serafini_al_telefono_150x113sconvolgere il normale tran tran e la civica convivenza dei Pianesi.” Per dirla, con l’inizio di uno dei più celebri manifesti ideologici di inizio novecento “anche a Piancastagnaio, si aggira uno spettro per il paese.” E infatti, per tanti giorni, il rincorrersi di voci più o meno allarmate, si è percepito in tutti gli ambienti pubblici del paese, bar, negozi, luoghi ricreativi, parrocchia e centri sportivi: “Ah!.. ora arrivano anche da noi gli immigrati…bisogna stare attenti.. e poi chissà dove si andrà a finire!… e poi.. questi che vogliono… oltretutto si pagano noi!.” La voce si è fatta talmente insistente, che l’Amministrazione Comunale, è dovuta intervenire, con un comunicato (Amiatanews ha pubblicato il video integrale della successiva conferenza stampa), dicendo che di tale questione, la stessa Amministrazione non ne sapeva nulla. Salvo poi, che alcuni giorni dopo, lo stesso sindaco Vagaggini, è stato convocato dal Prefetto di Siena, confermando l’arrivo di alcuni rifugiati politici; alcuni provenienti dal centro di accoglienza di Vivo d’Orcia, dove erano presenti dallo scorso mese di Ottobre nella struttura “Mons. Orlando Donati”, di proprietà della Diocesi di Siena, e altri, provenienti da Cetona, dove erano seguiti dalla  Misericordia. Giovani provenienti dai teatri di guerra, del Mali e del Senegal. Ragazzi fuggiti dalla loro terra, per questioni ideologiche e politiche. Adesso, dallo scorso primo Aprile, sono seguiti da una cooperativa locale, in un ex albergo del nostro paese, per anni chiuso e ormai fatiscente. Da più parti si è invocata da parte della cittadinanza, tolleranza, accoglienza, rispetto. Qualche associazione politica, ha subito, sbandierato paure e messo le mani avanti. A me viene in mente, per quanto possa averlo studiato a scuola, il nostro novecento di immigrati e politici, costretti ad andare via dall’Italia, sia per lavoro, sia perché minacciati dai “potenti di allora.”

Mentre scrivo, penso a uno dei libri, più belli, che abbia mai incontrato nella mia giovinezza: “Cristo si è fermato ad Eboli”, di Carlo Levi. E mi torna in mente, il lento emigrare della nostra gente, cheNaveEmigranti con il dolore dentro il cuore, doveva abbandonare, la propria terra, la propria famiglia, la propria tradizione,  e andare verso terre lontane, per  non morire di fame. Partire da tutto. Penso all’arrivo in a Long Island e ad Ellis Island, la quarantena, lo smistamento, il contatto con gente priva di ogni affetto e rapporto umano. Tutto Visita_immigrati_ellis_islandcambiato, tutto nuovo, ma nel cuore, l’amarezza di aver abbandonato tante piccole cose, forse povere, ma importanti. Penso ad esempio, a quegli Italiani, che la domenica prendevano il treno e facevano ore di viaggio, per andare a trovare un posto di campagna, dove poter stare in pace (Carlo Levi dice che molti lo facevano per trovare un po’ di campagna, per espletare il loro bisogni fisiologici, non avendo in simpatia i grandi bagni, bianchi e porcellanati della metropoli New York). Senza parlare dei nostri intellettuali, politici, che nonostante si fossero rifugiati all’estero, furono lo stesso fatti assassinare per le loro idee politiche.

Oggi, purtroppo,  sono in tanti a dover lasciare la loro terra, perché sono perseguitati, perché sono contrari alle dittature, perché hanno osato dire in faccia al potente di turno la libertà di pensare, agire, credere alla verità. Penso che se riflettessimo un po’ più a fondo sulle situazioni che oggi sconquassano il nostro mondo, saremmo un po’ più tolleranti su chi, a malincuore, è costretto a fuggire dalla sua vita di sempre. Non credo proprio, che chi oggi si trova nella situazione come quella degli ospiti di Piancastagnaio, con il cuore rivolto alla sua terra, abbia tanta voglia “portarci via il lavoro, le tradizioni, l’ordine pubblico, la salute.”

 


Fonti:
Immagini: copertina ripresa da www.ragusanews.com, nave con emigranti ad Ellis Island www.siamoabruzzesi.net, visite mediche italiani ad Ellis Island /thelinkedside.wordpress.com

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