Redazione. Fallimento Floramiata: epilogo di una lunga sentenza.

Amiatanews (G. Serafini): Piancastagnaio 10/10/2015
A mio dire. Floramiata: politica e mal gestione, causa del fallimento.

La notizia che l’attuale gestione dell’azienda Floramiata sia giunta al capolinea, giuseppe_serafini_al_telefono_150x113con la drammatica decisione presa dal giudice fallimentare di Siena, Dott. Paolo Bernardini, di avviare un procedimento fallimentare dell’azienda, è soltanto la punta di un iceberg, di una situazione dai risvolti, in certi casi grotteschi, che hanno contrassegnato in questi anni l’era della famiglia Montanari, rappresentata negli ultimi anni dal Dott. Fabio Massimo.
All’interno di un progetto di riqualificazione dell’area Amiatina, avvenuto dopo la chiusura delle miniere a seguito della crisi mercurifera, fin dalla sua realizzazione, alla fine degli anni settanta, uno dei più grandi impianti di serre florovivaistiche in Europa, è stato, dobbiamo ammetterlo, purtroppo mal gestito.
Le “serre”, assieme ad altre attività lavorative, avrebbero dovuto supplire alla mancanza di lavoro sull’Amiata. L’area scelta, nel comune di Piancastagnaio, non fu un caso, visto che il calore per permettere la produzione delle piante, fu preso, tramite accordi tra Enel azienda e Regione, dalle centrali geotermiche presenti, numerose, nel comune amiatino.

Alla gestione, societaria di Floramiata, nel corso degli anni, si sono aggiunte floramiata_montanari_00_piccolamanovre politiche, che hanno forse la loro parte di responsabilità in questo lento, drammatico declino. Non possiamo del resto non parlare di evidenti lacune nella gestione dell’azienda, da parte della proprietà Montanari la mancanza di investimenti significativi, a fronte di cospicui finanziamenti pubblici che potevano benissimo salvare questa grande realtà dell’Amiata e l’intera nazione, visto che è un pilastro, purtroppo azzoppato, di un importante settore dell’economia Italiana. Pensiamo soltanto alla grande possibilità che in questi anni ha avuto Floramiata di poter produrre, con vantaggiose offerte derivanti dal calore fornita da Enel. Pensiamo a tutti quei soldi arrivati e mai investiti, su nuove realizzazioni e ricerche. Probabilmente obsoleta e non chiara, fu la proposta lanciata questa primavera, nel corso del convegno sulla eventuale produzione di Cannabis a scopo terapeutico. A parte la complessità del progetto, era forse meglio pensare alla situazione attuale, cercando di fare tutto il possibile per evitare lo sfascio fallimentare. Così, come, la grandinata di alcuni anni addietro, che provocò ingenti danni alle serre; i relativi aiuti arrivati, potevano essere utili per nuovi investimenti.

Diciamolo francamente, il prezzo delle scelte lo stanno pagando i 250 lavoratori dell’azienda e le aziende dell’indotto, mentre, da parte della proprietà, fino a qualche mese addietro, si sono lanciate accuse, chiamando in causa Enti e OO.SS.

Piancastagnaio_Floramiata_800x600_09
Come dicevo ieri, adesso, non c’è tempo da perdere, anzi di tempo ormai se n’è, purtroppo, perso.
Che vengano investiti del problema, grave e drammatico i massimi vertici ed autorità. Soprattutto, venga alimentata l’informazione e l’opinione pubblica, per non lasciare nel silenzio, questa drammatica vicenda, che minaccia di avere serie ripercussioni nell’Amiata e non solo.

Mentre scrivo questo pezzo, ricevo il messaggio del Vicario episcopale della Diocesi di Sovana Pitigliano Orbetello, Mons. Luca Caprini, prontamente informato, il quale ci comunica, di aver avvertito della grave situazione di Floramiata a Piancastagnaio, i Vescovi Borghetti, attuale amministratore apostolico della Diocesi, ed il nuovo presule Giovanni Roncari; entrambi seguono con viva preoccupazione la vicenda.

Lascia un commento