Redazione. Diritti e Doveri: Immigrazione: un po' di chiarezza nei termini usati.

Immigrazione. Chiarezza sui termini utilizzati. L’immigrazione è un fenomeno in rapida espansione in Italia e non solo, il quale sta ridisegnando l’orizzonte socio-economico anche in piccole realtà quale quella in cui viviamo,  generando al contempo speranza in chi proviene da contesti storici particolarmente critici e  timori, più o meno fondati, in molti connazionali. E’ per tale motivo che risulta opportuno fare un po’ di chiarezza su concetti utilizzati sempre più frequentemente. Si definisce

  • Apolide in virtù dell’art. 1 della Convenzione di New York del 1954 “una persona che nessuno Stato considera come suo cittadino nell’applicazione della sua legislazione“. Si può essere apolidi per origine o derivazione. Si è apolidi per origine qualora non si è mai goduto di diritti né si è mai stati sottoposti ai doveri di alcun Stato. Si è invece apolidi per derivazione in caso di perdita di una pregressa cittadinanza cui non faccia seguito la contestuale acquisizione di una nuova ( es. in caso di annullamento della cittadinanza per ragioni etniche o di sicurezza,  di perdita di privilegi acquisiti precedentemente come ad esempio la cittadinanza acquisita a seguito di matrimonio ecc.)
  • Migrante/immigrato chi decide di lasciare volontariamente il proprio paese d’origine per cercare un lavoro e condizioni di vita migliori in un’altra nazione. A differenza del rifugiato, un migrante non è un perseguitato nel proprio paese e può far ritorno a casa in condizioni di sicurezza. L’immigrato può essere regolare/irregolare nel primo caso risiede in uno stato con un permesso di soggiorno rilasciato dall’autorità competente. Nel secondo caso è una persona che:  –immigrati è entrata in un paese eludendo i controlli di frontiera, – è entrata regolarmente in un paese, per esempio con un visto turistico, ma ci è rimasto anche quando il visto è scaduto – ovvero non ha lasciato il paese di arrivo anche dopo che questo ha ordinato il suo allontanamento dal territorio nazionale. Nel nostro ordinamento la disciplina organica dell’immigrazione e le norme sulla condizione dello straniero sono contenute nel D.Lgs 286/1998
  • Clandestino colui che, pur avendo ricevuto un ordine di espulsione, rimane nel paese. Dal 2009 la clandestinità è un reato penale. L’art. 10-bis, D.Lgs. n. 286 del 1998, punisce lo straniero che illegalmente fa ingresso ovvero si trattiene nel territorio dello Stato, con l’ammenda da 5.000 a 10.000 euro.  Oggetto dell’incriminazione della norma penale non è un “modo di essere” della persona, ma uno specifico comportamento, trasgressivo di norme vigenti. La stessa magistratura ha ripetutamente bocciato tale reato affermando ( cfr.  www.stranieriinitalia.it/attualita-reato_di_clandestinita) “È inutile, perché una sanzione pecuniaria non è in grado di esercitare alcun effetto dissuasivo. Dannoso, perché ingolfa gli uffici giudiziari, costringendo le Procure della Repubblica a iscrivere nel registro delle notizie di reato migliaia di immigrati. Dannoso, ancora, perché intralcia le indagini contro gli scafisti e gli altri responsabili del traffico di clandestini, trasformando questi ultimi da testimoni in coimputati” denunciava lo scorso ottobre il presidente dell’ANM Rodolfo Maria Sabelli. Ad oggi il Parlamento ha finalmente deciso di cancellare il reato di ingresso e soggiorno irregolare o meglio, l’ art. 2, comma 3, lettera b, della legge 67/2014 stabilisce che il Governo dovrà ‘abrogare, trasformandolo in illecito amministrativo, il reato di immigrazione clandestina, previsto dall’articolo 10-bis del Testo Unico. L’abrogazione del reato dovrà essere adottata entro il termine di 18 mesi dall’entrata in vigore della legge con un apposito decreto, su proposta del Ministero della Giustizia, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze: se ne riparlerà dunque il prossimo  autunno.
  • Profugo indica in termini generici  chi lascia il proprio paese a causa di guerre, invasioni, rivolte o catastrofi naturali.
  • Rifugiato La condizione di rifugiato è definita dalla convenzione di Ginevra del 1951 ove all’art.1  si definisce rifugiato una persona che “temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinioni politiche, sue opinioni politiche, si trova al di fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese, ovvero che, non avendo la cittadinanza e trovandosi fuori dal Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra”.  Dal punto di vista giuridico-amministrativo è una persona cui è riconosciuto lo status di rifugiato perché se tornasse nel proprio paese d’origine potrebbe essere vittima di persecuzioni. L’Italia ha ripreso la definizione della convenzione nella legge n. 722 del 1954.
  • Richiedente asilo è una persona che, avendo lasciato il proprio paese, chiede il riconoscimento dello status di rifugiato o altre forme di protezione internazionale. Fino a quando non viene presa una decisione definitiva dalle autorità competenti di quel paese (in Italia è la Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato), la persona è un richiedente asilo e ha diritto di soggiornare regolarmente nel paese, anche se è arrivato senza documenti d’identità o in maniera irregolare. In Italia il diritto di asilo è garantito dall’art.10 comma 3 della Costituzione: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.”
  • Beneficiario di protezione umanitaria non è riconosciuto come rifugiato, perché non è vittima di persecuzione individuale nel suo paese ma ha comunque bisogno di di protezione e/o assistenza perché particolarmente vulnerabile sotto il profilo medico, psichico o sociale o perché se fosse rimpratriato potrebbe subire violenze o maltrattamenti. Le norme europee definiscono questo tipo di protezione “sussidiaria” la quale va riconosciuta a chi rischia di subire un danno grave se rimpatriato, a causa di una situazione di violenza generalizzata e di conflitto. Inoltre può ottenere la protezione sussidiaria chi corre il pericolo di subire tortura, condanna a morte o trattamenti inumani o degradanti per motivi diversi da quelli previsti dalla convenzione di Ginevra del 1951.
Dunque, nel nostro ordinamento parallelamente alle politiche migratorie, in virtù della normativa vigente, sussiste un sistema di accoglienza che vede al centro la rete degli enti locali attraverso la sprarrealizzazione di progetti di ‘accoglienza integrata’ sul territorio: il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR); al riguardo è bene sapere che in Italia, lo scorso 20 marzo, è entrato in vigore il Regolamento relativo alle procedure per il riconoscimento e la revoca della protezione internazionale. Il tutto, nell’auspicio che quanto affermato dal ministero dell’interno ( cfr. www.interno.gov.it): “Coniugare il rispetto delle regole e il controllo dei flussi migratori con l’integrazione e l’accoglienza dei perseguitati che chiedono asilo, garantendo l’ordine e la sicurezza pubblica. E’ la sfida che si pone una società moderna e multietnica”. … Non siano solo parole, ma diventi realtà! [divider] Per ulteriori approfondimenti: Avv. Valeria Tosti Via Aceri 76/B – 53025 Piancastagnaio (SI) Tel. e fax 0577-787407]]>

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