Redazione. Diritti e Doveri – Il nuovo Articolo 131-bis del Codice Penale

Esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto: il nuovo articolo 131-bis del Codice Penale. Il D.Lgs. 16.3.2015, n. 28, introduce nel codice penale e di procedura penale norme volte a introdurre la causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. La ratio del legislatore quella manifestata con un comunicato del Governo del 12/3/2015 ( www.governo.it ) «quando l’offesa sia tenue e segua ad un comportamento non abituale […] lo Stato rinuncerà ad applicare una pena per attuare una tutela risarcitoria e/o restitutoria tipicamente civile»; dunque, ancora una volta, nell’intento di diminire il numero di processi ed evitare che fatti ritenuti non meritevoli della celebrazione di un processo possano ingolfare le aule giudiziarie. Tecnicamente la causa di non punibilità è applicabile ai reati puniti con pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni ovvero con pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena detentiva; per intendersi, potrebbero rientrare in tale previsione normativa – solo per citare i più noti – reati quali il furto, le lesioni personali, l’ingiuria, la diffamazione e molti altri. Ai fini della determinazione del limite di pena detentiva suddetta, non si tiene conto delle circostanze del reato, ad eccezione di quelle per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria e di quelle ad effetto speciale, per le quali comunque non opera il giudizio di bilanciamento ex art. 69. La causa di non punibilità si applica anche quando la legge prevede, quale circostanza attenuante del reato, la particolare tenuità del danno o del pericolo ed opera, nel rispetto dei limiti di pena sopra detti, ogniqualvolta l’offesa sia di particolare tenuità tenendo conto dei parametri di cui all’art. 133 c.p. ovvero, modalità dell’azione, gravità del danno o del pericolo, intensità del dolo o grado della colpa. L’offesa non potrà mai essere ritenuta di particolare tenuità qualora l’autore abbia: agito per motivi abietti o futili, con crudeltà, in danno di animali, abbia adoperato sevizie, abbia approfittato delle condizioni di minorata difesa della vittima, anche in riferimento all’età della stessa, qualora la condotta abbia cagionato o comunque se da essa siano derivate, quali conseguenze non volute, la morte o le lesioni gravissime di una persona. Infine, la non punibilità del fatto sarà riconosciuta qualora il comportamento dell’agente non sia di tipo abituale; la stessa norma chiarisce che vi è abitualità quando l’autore sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza ovvero abbia commesso più reati della stessa indole, anche se ciascun fatto, isolatamente considerato, sia di particolare tenuità, nonché nel caso in cui si tratti di reati che abbiano ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate. La sussistenza della causa di non punibilità è inserita, all’art. 411 c.p.p., tra i casi di archiviazione del procedimento, nonché tra le situazioni che impongono la pronuncia di una sentenza pre-dibattimentale di non doversi procedere ai sensi dell’art. 469 c.p.p. Quanto ai rapporti con il giudizio civile o amministrativo di danno, in virtù dell’ art. 651 bis c.p.p., la sentenza penale irrevocabile di proscioglimento per particolare tenuità del fatto pronunciata in seguito a dibattimento ha efficacia di giudicato quanto all’accertamento della sussistenza del fatto, della sua illiceità penale ed all’affermazione che l’imputato lo ha commesso, nel giudizio civile o amministrativo per le restituzioni e il risarcimento del danno; la stessa efficacia ha la sentenza irrevocabile di proscioglimento pronunciata per particolare tenuità del fatto nel giudizio abbreviato, salvo che vi si opponga la parte civile che non abbia accettato il rito speciale. Le sentenze di proscioglimento ai sensi dell’art. 131 bis devono essere iscritte per estratto nel casellario giudiziale e sono eliminate trascorsi dieci anni dalla loro pronuncia. Spetterà dunque ai giudici quali interpreti della legge stabilire di volta in volta se un fatto debba essere considerato di particolare tenuità o meno rendendo quindi possibili diverse interpretazioni del medesimo fatto fra un giudice e l’altro generando potenziali disparità di trattamento fra i cittadini imputati per un medesimo reato. Probabilmente, al fine di perseguire l’intento dichiarato dal Governo con la nota sopra richiamata, in un ordinamento  – ove al Parlamento è affidata la selezione democratica dei fatti penalmente rilevanti –  sarebbe stata maggiormente opportuna una riduzione ed eventuale depenalizzazione di fatti “oggettivamente” non rilevanti anziché potenziare l’intervento discrezionale del giudice a danno dei cittaddini che sebbene imputati di un medesimo reato potrebbero subire trattamenti ingiustificatamente non omogenei. In altre parole, se è vera la notizia di cronaca – reperibile sul sito padovaoggi.it – secondo la quale ad  un 56enne che avrebbe rubato un petto di pollo al supermercato per un valore di 11,65 euro sarebbe stata applicata la predetta causa di non punibilità, non è detto che il medesimo fatto sia ritenuto tale da parte di un altro giudice nello stesso o in altro Tribunale poiché l’applicazione della predetta causa di non punibilità è rimessa, in ultima analisi, alla sensibilità del singolo interprete. Dunque, ancora una volta spetterà alla giurisprudenza fare saggio e ponderato utilizzo di uno strumento potenzialmente idoneo a rafforzare il senso di inadeguatezza della tutela penale sempre più spesso avvertito dalle vittime dei reati e, generalizzando, dall’intera comunità.


Per ulteriori approfondimenti: Avv. Valeria Tosti Via Aceri 76/B – 53025 Piancastagnaio (SI) Tel. e fax 0577-787407]]>

Lascia un commento