Piancastagnaio. Una disgrazia che colpisce una comunità intera

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Piancastagnaio 31/01/2016
La morte della donna romena, presenta motivi di riflessione.
Ancora sconosciute le vere cause della caduta mortale dalla finestra

La cronaca, molto scarna e volutamente sottomessa, come del resto questo caso merita, ha avuto il suo epilogo venerdì verso l`ora di pranzo. Di lei, giovane donna di origine rumena, morta dopo un tremendo volo dal terzo piano di un condominio a Piancastagnaio, solo poche notizie, quelle che i Carabinieri di Piancastagnaio, hanno diffuso, chiedendo giustamente discrezione.
Si sa che la donna, lavorava come collaboratrice domestica, assistendo un`anziana insegnante del paese. Una signora, che le poche persone che la vedevano, anche nei momenti di pausa, la ricordano come molto dignitosa, sempre ben curata, che aveva instaurato un bel rapporto con la signora che assisteva e che andava oltre il rapporto lavorativo della stessa. Si dice, che avesse lasciato nel suo paese dei figli e che qualche anno fa, avesse perduto una figlia. Di certo, sembra che la donna, negli ultimi tempi, si era fatta molto silenziosa e pensierosa; forse, nulla è certo, in preda ad una sottile angoscia, causa di un tragico, ultimo, gesto, su cui stanno indagando le Forze dell`Ordine, per chiarire tanti aspetti ancora da decifrare.

Noi, non vorremmo soffermarci sulla cronaca, che, specie nei piccoli paesi, si alimenta con chiacchiere e commenti non sempre giusti e generosi. Vorremmo, attraverso questo drammatico episodio, ricordare tutte quelle persone, la maggior parte donne, che, dopo il crollo del muro di Berlino, hanno deciso di venire in Italia, in cerca di un lavoro, per poter mantenere famiglie lasciate magari nel bisogno e nell’indigenza per mille motivi.
In Italia, la via per poter lavorare, è stata quella di assistere anziani e disabili, lavoro, che certamente, tante altre persone non avrebbero fatto. A volte, nei nostri piccoli centri, le badanti sono tante quanto gli anziani, sono sempre di più proprio per il repentino invecchiamento della popolazione e la difficoltà di gestire queste situazioni.
Mi capita spesso di trovare piccoli gruppi di queste donne, all’ora della pausa pomeridiana, magari a passeggio o a bere un cappuccino in un bar. Dietro queste donne, che sono divenute un prezioso  aiuto per tante famiglie, quasi sempre difficili storie personali vissute direttamente o indirettamente, di figli portati nel cuore, di parenti per cui questo lavoro può garantire una sopravvivenza. Ricordo ancora  gli occhi di una signora, cui recapitai, alcuni anni fa, una lettera, che era il permesso di soggiorno per poter stare in Italia e lavorare. Lo ricordo questo episodio, in quanto, quando la signora venne a ricevere la raccomandata, iniziò a piangere e mi abbracciò senza che ne capissi il perché. Più tardi, seppi, che la gioia, era data dall’arrivo di quel documento, importantissimo per lei, che aveva lasciato un figlio in Romania gravemente ammalato e, quello che guadagnava come badante, lo inviava  per le cure mediche molto costose. Forse, una parola, un sorriso, un gesto, fatto al di là della lingua e della indifferenza, aiuterebbe, vincendo il male dell’indifferenza, queste nostre cittadine a vivere meglio, a dare un senso maggiore a quello che fanno, evitando drammi inutili.

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