Piancastagnaio. Oggi la tradizionale Fiera delle merci, suscita ricordi e nostalgie

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Piancastagnaio 20/07/2016
“I ricordi adolescenziali di una giornata speciale: la Fiera”

Oggi, Mercoledì 20 luglio, “…tradizionale Fiera”, come recita l’ordinanza comunale di Piancastagnaio. Nonostante, della “grande Fiera” sia rimasto ben poco, il fascino e la gioia di camminare in mezzo a banchi e articoli in mostra, appesi qua e là, è rimasto inalterato; si aspetta, quasi con ansia, anche il fine lavoro per immergersi in quel mercato straordinario, dove tutti debbono per forza acquistare o toccare qualcosa, per poter dire a fine giornata, “Ho fatto la fiera.”

Generazioni di pianesi hanno vissuto la fiera e i ricordi sono tanti. Personalmente, essendo quasi sessantenne, ricordo con nostalgia le mie fiere di ragazzino negli anni ’60 e ’70 settanta, fiere che avevano un sapore particolare. Già la sera prima arrivava la carovana dei venditori ambulanti, con le famiglie che lavoravano alle vendite e che spesso dormivano nei camion in attesa dell’alba, quando si montava il banco assegnato da un numero lungo le vie del paese.
Ma la Fiera, che tanti anni fa si teneva proprio nel parco detto “Campo di Fiera”, veniva annunciata fin dalle  prime luci del giorno, soprattutto dal muggito di vitelli, ragli di somari e versi di altri animali, come il chiocciare delle galline e dell’oche, che i sensali portavano in vendita in cerca di buoni affari. C’era chi molto presto, per evitare il flusso dei cittadini, si recava a fare acquisti aspettando l’ora di colazione, ovvero un bel panino con la porchetta o l’anguilla marinata, ed anche un bel cartoccio di pesciolini fritti, il tutto naturalmente annaffiato dal buon vino locale. Man mano che le ore passavano, le vie, occupate dai banchi, si riempivano di gente. Vi erano venditori che ormai erano divenuti familiari alla fiera pianese, e soprattutto ai cittadini, che sapevano fare buoni acquisti, trovando oggetti, strumenti o indumenti che, difficilmente, avrebbero trovato in altre occasioni dell’anno.
Ma la Fiera era anche l’occasione per i bimbi e i ragazzi di farsi compare quegli oggetti tanto sospirati. Chi non ricorda la pistola ad acqua, il coltellino intarsiato, la pallina con la corda, le famose “clic clac”, croce e delizia di tanti giovincelli. E poi, c’erano gli ambulanti passati alla storia locale per la loro caratteristica e il modo di offrire i prodotti. Chi non ricorda ad esempio Amilcare, commerciante umbro che ha portato i jeans a Piancastagnaio e solo da lui, potevi trovare i veri Lewis, Roy Rogers, Sicis ed altre marche, che facevano brillare gli occhi a ragazzi e ragazze in quegli anni dove anche in paese si avvertiva il vento della contestazione, dei capelli lunghi, della libertà. C’erano anche gli imbonitori, che sul cassone di un camion, a squarciagola, invitavano, madri di famiglia e giovani ragazze e spose, all’acquisto di corredi e oggetti personali. Uno di questi, lo  ricordo ancora, e lo ricordano tutti gli anziani del paese era Francesco Fiaschi, residente a Piancastagnaio. Egli sistemava il suo banco vicino alla pensione Anna, aiutato dal figlio Mario, si posizionava, nel cassone del proprio camion, dando inizio alla sua vendita, con una tale enfasi da ricordare il proscenio di un varietà: un vero e proprio “cabaret ambulante”; il Fiaschi, aveva al collo, lo ricordo ancora, uno strano microfono, che somigliava molti ad uno stetoscopio. Dal suo palco, iniziava un dialogo con i passanti, offrendo, tra una battuta e una gag, stoffe, lenzuola, corredi e prodotti per la casa. La sua era un’arte particolare; spesso urlava nel microfono, mettendosi un fazzoletto nel collo, per contrastare il sudore, e cercare di  mantenere quella poca voce che diveniva sempre più roca col passare delle ore.
Zucchero filato, pallocini, brigidini di lamporecchio; ogni bambino mangiava almeno una di queste leccornie. La Fiera, era anche l’opportunità di raggrupparsi tra ragazzi e bambini, per tentare avventure peccaminose, poco civili, che davano il brivido dell’impresa, come cercare di “rubacchiare” anche per scherzo qualcosa nei banchi; ma, certe avventure, finivano spesso male, poiché  l’occhio del venditore, era più attento delle attuali camere di sorveglianza, e, se tentavi di portar via di nascosto il coltellino o il gioco che ti era entrato nell’occhio,  poteva capitarti di essere scoperto e cacciato in malo modo, magari con un grosso e salutare calcione  nel fondo schiena; era fiera anche questo.
La giornata era anche il trovarsi nel pomeriggio a fare il classico ” merennino”. D’obbligo i lattarini di Marino, la porchetta e l’anguilla. E come non ricordare Tittarella, che riempiva il Viale con l’odore, non sempre gradito, dei suoi formaggi. E ancora Rolando, detto Celapoto, che friggeva anche lui i lattarini per conto del “Partito” al Campo di Fiera.
Ecco, forse è proprio questa la fiera che ricordo con nostalgia. Ma, comunque, la giornata di oggi, ci spinge ancora a fare festa, a riappropriarci di cose semplici, ormai abituati ai grandi centri commerciali ed outlet che non lasceranno ricordi e belle nostalgie. A tutti noi, non resta che augurarci, Buona Fiera!

Giuseppe Serafini

(nella foto di copertina la famiglia Serafini nel giorno della fiera)

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