Piancastagnaio. La suggestiva processione del Venerdì Santo

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Piancastagnaio 18/04/2019
L’antica tradizione poi il profumo del pane di Pasqua, la “ciaccia con la ricotta”

Da sempre la pietà popolare della nostra gente, ha reso i grandi misteri della Cristianità più consoni alle vicende umane, costruendo, attraverso la plasticità degli eventi, segni più vicini per rappresentare la storia e le vicissitudini di Cristo, come descritto dai quattro Evangelisti. Se a Natale, si privilegia il presepe, nella settimana Santa è la passione del Signore che viene rappresentata, attraverso la realizzazione di Sacre rappresentazioni come Via Crucis, Giudeate, processioni del Cristo Morto. A Piancastagnaio, la processione del Venerdì Santo, non ha particolari scenografie, ma, lo snodarsi di questo rito, sentito dalla popolazione proprio per sua grande semplicità, ne fa, forse, una delle processioni più suggestive dell’intera Amiata. Per anni, ho svolto il mio servizio liturgico come accolito istituito, nella mia Parrocchia di Santa Maria Assunta, detta anche de Cuntaria, dal latino “sasso che rotola”, in quanto costruita su uno sperone di roccia lavica, chiesa di stile romanico borgognone. Per capire bene lo spirito che aleggia in questa Chiesa, vorrei invitarvi a visitarla, proprio la sera del Venerdì Santo, proprio nel pomeriggio.
Le tre grandi figure, che vengono portate in processione, il Cristo morto (una splendida statua realizzata da Pasquale Leoncini nel 1864), la Vergine addolorata, di proprietà della famiglia Traversi, la statua dell’Ecce Homo, il Cristo condannato, copia in resina realizzata dall’artista di Acquapendente Mario Franci, che ha sostituito l’antica statua in cartapesta, molto più drammaticamente espressiva.
Proprio verso sera, le tre statue vengono predisposte nel bellissimo presbiterio, all’adorazione della gente, prima della processione notturna. La Chiesa, priva di fiori, con una fioca luce, rende lo scenario più triste e più riflessivo. Si mangia presto, la sera del Venerdì Santo; i bambini fremono, bisogna prepararsi, perché, alle nove, esce la processione. E, infatti, in Chiesa, già mezz’ora prima, tutti i protagonisti della processione si ritrovano per ricoprire il loro ruolo. I Sacerdoti, già parati, cercano di mettere in fila e ordinare il sacro corteo. Solo la Cappella del Santissimo Sacramento, rimane chiusa agli estranei. Lì vi sono i tre uomini che porteranno, scalzi, le tre croci pesanti, a modo di Cristo e i due condannati. Fuori, lungo la scalinata, arriva la Confraternita della Misericordia coi volontari vestiti di nero e le torce accese. In chiesa, si distribuiscono ai bambini, segni e simboli della passione, mentre, i sei soldati romani, prendono posto dietro ai condannati che porteranno le croci. Tutti aspettano fuori, in piazza. Arriva la banda paesana, poi il “mazziere”, colui che guida la processione, che fa uscire i condannati e, lentamente, le statue. Un silenzio sepolcrale, scende sulla piazza. Poi, le note della banda danno il via alla processione suonando le grandi marce funebri di maestri di banda locali come il Barzellotti. In testa, l’Ecce Homo; poi il Gesù morto portato dalla Misericordia; infine, la Vergine dolente. I tre uomini scalzi, iniziano la loro Via Crucis, ognuno dietro una delle tre statue scortate dalle guardie in costume. Un lento percorso per le vie del centro storico. Poi, il rientro in Chiesa, il saluto del Parroco e l’ultima nota della marcia funebre “Eterno dolore”. Il cristo morto viene accompagnato nella sua teca di vetro, nella Cappella dell’Annunziata, fino al prossimo anno.

La processione del Venerdì Santo, negli anni passati, era anche l’occasione per portare a cuocereil pane di Pasqua, la “ciaccia” con la ricotta e i tipici dolci della Pasqua pianese. I forni, aperti tutta la notte e la gente, coi capistei, i grandi vassoi di legno, portava le ciacce lievitate a cuocere. Per non confondersi, su ognuna, veniva impresso il nome del proprietario o lo stesso le marcava con un ferro apposito portante le proprie iniziali oppure con altri segni. Dopo la processione, si ritiravano i cibi; per il paese c’era un buon odore di pane cotto. Finiva così il Venerdì Santo; poi il Sabato nel silenzio e la notte di veglia che accendeva le luci e la gioia della Pasqua

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