Piancastagnaio. Il canto della Befana delle Tre Case, tra sacro e profano.

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Piancastagnaio 06/01/2016
Molti gli spunti storici, ed i ricordi per una delle feste popolari più significati dell’Amiata.
I molti giovani, garanzia di futuro per questa tradizione custodita nel piccolo lembo della montagna.

Da qualche anno, causa impegni personali, non avevo più assistito al tradizionale “canto della Befana” alle Tre Case, la piccola frazione di Piancastagnaio. Ieri, ho seguito il famoso corteo, che al tramonto inizia il suo percorso soffermandosi alle porte dei paesani, cantando il tradizionale “Corrente”, l’antica strofa in cui, la Befana, accompagnata dal marito, dalla bella figliola, dal frate questuante e dal gruppo dei musici e cantori, chiede offerte per la figliola, promettendo varie cose, tra cui l’imminente Carnevale, la lunga pausa nel rigore invernale, prima dell’altro rigore, quello della Quaresima. Ho notato, con soddisfazione, la presenza di tanti giovani, segno che la millenaria “befanata” dura.
Quest’anno, pensando ad uno delle pietre miliari di questa festa, Franco Bonemei, “il musichiero”, recentemente scomparso, vorrei ricordare un paio di altre persone, che hanno dato molto al mantenimento e alla visibilità di questa festa. Verso la metà degli anni ottanta,  una vigilia di Epifania, fui contattato dal carissimo amico, scomparso purtroppo troppo presto, Marcello Zilianti, fotografo di Abbadia S. Salvatore, con studio a Piancastagnaio. Da qualche anno, con  il povero Marcellino, avevano iniziato una serie di lavori video-fotografici, sulle principali feste folkloristiche dell’Amiata. Quell’anno, mi propose di realizzare un video filmato storico, sulla tradizione della Befana alle Tre Case. Il 5 gennaio mattina, partimmo, armati di video camera e taccuino, in “missione” verso il piccolo pugno di case, intervistando anziani e giovani, sui ricordi e le impressioni sulla festa, ancora racchiusa in un misterioso e antico fascino locale. Al tramonto, seguimmo tutto il corteo, fino a notte inoltrata, fermandoci poi, nel garage di Silvano Bensi, per la cena conclusiva. Lì ebbi l’onore di conoscere, una persona straordinaria, di cui porto sempre un grato ricordo: Roberto Ferretti, studioso, antropologo, cultore delle tradizioni locali toscane, in particolare, della Maremma, Amiata e Val d’Orcia. Quella sera, non era solo; con lui, alcuni docenti universitari di Siena e Pisa. Roberto Ferretti, in quegli anni, era Assessore alla Cultura del roberto_ferrettiComune di Grosseto. Si era imbattuto, per caso, nella Befana delle Tre Case. Ne aveva fatto degli studi e delle ricerche particolarmente dettagliate. Aveva creato con la popolazione un bellissimo rapporto di amicizia; con lui i Befanai delle Tre Case, parteciparono a numerose manifestazioni e festival: la Befana delle Tre Case, divenne parte integrante di una bellissima ricerca, fatta dallo stesso, sulle tradizioni del canto della Befana. Avrei incontrai  il dott. Ferretti, un anno dopo,  il 24 novembre, a Santa Caterina di Roccalbegna, per l’altra grande festa, del fuoco, la “Focarazza”. Mi fece dono della sua ultima fatica storica: la ricerca sulle origini appunto della Focarazza. Roberto Ferretti,  morì un mese dopo, nel dicembre 1985, in Giordania, mentre ritornava da un’escursione fatta a Petra, per alcune sue ricerche, in seguito ad incidente stradale.

Proprio per l’impegno e la passione, ed anche entusiasmo con cui tante persone, tra cui quelle citate in questo articolo, hanno saputo mantenere secoli di storia e tradizione, mi auguro, che la Befana delle Tre Case, sia un appuntamento, che venga ogni anno degnamente celebrato, in onore di quella antica popolarità che ha la vecchietta dell’Epifania.

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