Opere e giorni del Signore. XXXIII^ Domenica del Tempo Ordinario (B)

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 17/11/2018
Opere e giorni del Signore. XXXIII^ Domenica del Tempo Ordinario (B)

«…In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 31Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre.»  (Mc 13, 24-32)

24In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
25le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
26Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria27Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
28Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. 29Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
30In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 31Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
32Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre.


Anche quest’anno, cari amici, siamo giunti al termine di questo itinerario di rilessione sul filo della Parola di Dio domenicale. Che siamo arrivati al capolinea del viaggio in compagnia di Marco, l’evangelista della “salvezza proclamata a tutte le genti”, ce lo ricorda sia la prima lettura, presa dal capitolo 12, 1-3 del profeta Daniele, in una delle sue visioni, che dallo stesso Marco al cap. 13, 24-32, dove si parla di quelle che sono le realtà finali dell’universo, ovvero l’escatologia finale, in cui tutto si compirà nel disegno che Dio ha prestabilito nel momento in cui ha creato l’universo.
Per i Cristiani, questo momento, non dovrebbe essere un salto nel vuoto, un ritorno al “caos primordiale, un futuro verso la disperazione. “I cristiani vivono la loro vita sulla terra, ma la loro cittadinanza è nel cielo” (Lettera a Diogneto – anonimo del II° secolo D.C.), l’arresa di cieli nuovi e terre nuove, non dovrebbe dunque essere causa di turbamento. Ma, Gesù, prefigura un tempo in cui, a predominare, sarà la mancanza di amore, specialmente verso il prossimo. Mancanza di amore, che si traduce in odio, sopraffazione dell’altro, sfiducia, sospetto reciproco. Tutto questo, destinato a creare grandi guerre, disastri, calamità. L’umanità, in più occasioni, ha pensato di collocare la fine del mondo, in determinati periodi storici, credendo di scorgere determinati segni (pensiamo all’anno mille, in cui si era convinti della prossima fine del mondo, pensiero che scatenò grandi sollevazioni di massa). Ma, come Gesù dice nel Vangelo odierno “nessuno lo sa, neanche gli angeli e lui stesso, conosce l’ora; solo il Padre.”
San Giovanni della Croce, il mistico e riformatore del Carmelo, diceva “alla sera della vita, saremo giudicati sull’Amore.” E’ l’amore, dunque, il bagaglio con cui potremo affrontare il futuro in cammino verso il regno di Dio.

Un ultimo pensiero… “Cari amici, domenica prossima, con la solennità di Cristo Re dell’Universo, concluderemo questo anno liturgico. Madre Teresa di Calcutta ha detto che “Dio scrive dritto sulle nostre righe storte”. Queste poche righe, che vi ho regalato anche quest’anno, non avevano grandi pretese esegetiche o teologiche. Volevano essere una mia piccola condivisione a prepararsi bene, a vivere il giorno del Signore. Spero, che attraverso queste righe, non sempre diritte, abbiate trovato un piccolo settimanale, momento di raccoglimento del cuore, attraverso l’ascolto di quello che il Signore ci voleva dire e ci vuole dire anche oggi. Solo la sua voce, il resto non conta. Grazie a tutti”. Giuseppe Serafini


Preghiera
Al Dio che è, che era , che verrà un giorno a giudicare il mondo sull’amore, vada la nostra preghiera, la nostra adorazione, il nostro sì, gloria, onore. Amen

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