Opere e giorni del Signore. Solennità del Natale (Anno C)

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 25/12/2018
Opere e giorni del Signore. Solennità del Natale (Anno C)

Il Vangelo di Luca nella Santa notte di Natale; il Vangelo di Giovanni nel giorno del Natale.

«…Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama…»  (Lc 2, 1-20)

1In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. 4Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. 5Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.6Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
8C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. 9Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, 10ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. 12Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». 13E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
14«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

15Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un l’altro: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». 16Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. 17E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. 19Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. 20I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.


«…E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità…»  (Gv 1, 1-18)

1In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
2Egli era, in principio, presso Dio: 
3tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
4In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;
5la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.
6Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
7Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.
8Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
9Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
10Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
11Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
12A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome,
13i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
14E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.
15Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».
16Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.
17Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
18Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.


Una bella canzone, interpretata dalla cantante Elisa e composta dal cantautore Calcutta, recita nel ritornello: “Se in mezzo alle strade o nella confusione piovesse il tuo nome io una lettera per volta vorrei bere in mezzo a mille persone.”
L’attesa di Cristo e della sua venuta, era invocata dai profeti, con un melanconico invito: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi” ( Isaia 63, 16 17 19).
In questi anni turbolenti, dove anche il nome di Dio e del suo figlio incarnato più di duemila anni fa nell’umile corpo di una vergine, viene tolto con fretta da ogni situazione e celebrazione, compreso il Natale, vale ancora il grido di Isaia “Se tu squarciassi i cieli…?” Quello proposto dalla canzone di Elisa, che logicamente è il contenuto rivolto al pensiero di un amore, può essere un messaggio che ci viene rivolto anche a noi in questo natale 2018: quello a guardare il cielo per rivivere un senso di attesa, che è memoria, ricordo di un evento che ha segnato profondamente il senso del tempo e della storia, che si è sviluppato nella più radicale povertà.
Personalmente, mi mette in profondo imbarazzo dover commentare questo episodio di Natale, che parla di una piccola famiglia, oppressa da schiacciante tirannia del proprio tempo, rifiutata, emarginata, costretta ad usare una stalla e una mangiatoia per far venire al mondo il figlio di Dio. Mi imbarazza perché, riconosco, che il tema dell’accoglienza, non può essere distante da questa storia di immigrati. Quegli stessi immigrati che, per volontà di una società sempre più egoista, sono oggetto di scontri e divisioni (aimè, lo confesso, un rischio che prende tutti, anche me) sull’appartenenza agli spazi del mondo.
Che dire all’ora… Augurarsi che il Natale non rischi di diventare un giorno condiviso nella melassa dei buoni sentimenti che durano il tempo di un pranzo in famiglia.  Neanche una tradizionale rilettura di favole e racconti che ci possono commuovere (vedi il classico Canto di Natale di Dickens) mentre il dramma della povertà, presente anche in Italia, bussa alle nostre coscienze.
Buon Natale


Preghiera
Vieni Signore Gesù, principio e fine del mondo.  Amen

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