Opere e giorni del Signore. XXXII^ Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 11/11/2017
Opere e giorni del Signore. XXXII^ Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

«…Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: 1Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. 2Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; 3le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; 4le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. 5Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 6A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. 7Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. 9Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. 10Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. 12Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. 13Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.


Con il termine “parusia”, cioè la seconda venuta di Gesù sulla terra alla fine dei tempi da oltre duemila anni, la Chiesa apostolica, fa sua l’attesa di cieli e terre nuove, dove la giustizia, l’amore e il diritto di ogni creatura, sarà il metro di giudizio di Dio.
La bellissima parabola che oggi Matteo ci propone, può sembrare una piccola crudeltà evangelica, ma, d’altronde, è il monito che il Signore fin dalla nostra nascita ci fa: “non dormite, stante attenti, vivete la vostra vita da pellegrini con la mente ed il cuore rivolti alle cose di lassù” (cfr Lettera di Paolo ai Romani).
Proprio per questo, l’episodio narrato, che fa parte del ricco cerimoniale delle nozze ebraiche, che prevedeva lo sposo recarsi a casa della  propria amata, accompagnato da dieci ancelle, rigorosamente vergini, è sinonimo dello sposo che tornerà alla fine del mondo per  celebrare le nozze eterne con l’umanità.
Ogni anno, quando l’anno liturgico si conclude, ci viene ricordata la brevità della nostra vita che non è e non deve essere un cupo messaggio di paura e disperazione. Le lampade che le dieci vergini tengono in mano, rappresentano la fede che ci è stata donata il giorno del battesimo. L’olio nei piccoli vasetti, sono le opere di misericordia che siamo chiamati a mettere in pratica verso i nostri fratelli e sorelle. Durante la Messa domenicale, noi affermiamo, il “kerigma”, cioè la professione di fede di ieri, di oggi e del futuro: “Annunciamo la tua morte Signore, proclamiamo la tua Risurrezione, nell’attesa della tua Venuta”. Celebriamo cioè quello che è stato e viviamo nell’attesa di quello che verrà, secondo la promessa del Signore”


Preghiera
Signore, vieni nella nostra vita, insegnaci a fare tesoro delle tue parole e del tuo stile di vita; non permettere che il sonno dell’abitudine, dell’egoismo, del tempo vissuto senza amore ci colga impreparati al tuo ritorno. Amen

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