Opere e giorni del Signore. XXVIII^ Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 13/10/2017
Opere e giorni del Signore. XXVIII^ Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

«…Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti»… (Mt 22, 1-14)

In quel tempo, 1Gesù riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: 2«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. 3Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. 4Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”.5Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; 6altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. 7Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. 8Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; 9andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. 10Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. 11Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. 12Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. 13Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. 14Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».


Qualche anno fa, un seguito spot pubblicitario di una nota azienda italiana, recitava: “E’ qui la festa?”, inscenando, nel breve clip televisivo, la figura di un giovane senza pensieri, probabile ospite fisso di feste e party, il quale a naso intuiva la serata e il divertimento assicurato.
Nel brano del Vangelo che ascolteremo durante la celebrazione eucaristica, si parla di una festa dove, all’improvviso, cala l’ombra della delusione e anche della presa di coscienza personale. La vicenda che Matteo riporta nel suo testo, è quella di un re, ma, se vogliamo, è quella che oggi possiamo accostare alla figura di un padre o di una madre, la quale, in vista del giorno più importante di un figlio o di una figlia, non badano a spese perché a loro si possa concedere il meglio del meglio. Spesso, il tradizionale banchetto di nozze, si trasforma in un sontuoso momento dove si può sfoggiare tutta la voglia di essere un poco superiori agli altri. Ma quale amarezza se all’ultimo momento viene a mancare un ospite invitato a cui si teneva in modo particolare! Così come per l’invitato, che, non ritenendo l’invito alla sua mercé, liquida il tutto con il classico regalo e la telefonata di circostanza.
Ebbene, la vicenda del re che manda a chiamare gli invitati alla festa e questi non vengono inventando una serie di scuse più o meno credibili, è la storia nel rapporto di Dio con l’umanità. Dio, molte volte, ci invita alla sua festa, ma noi rifiutiamo, in nome delle nostre umane ragioni e passioni. Allora, non come ultimo invito, ma come disegno di amore, Dio chiama coloro che non hanno mai avuto niente nella propria vita, perché essi, nella propria miseria, sanno capire il valore dell’amore di Dio, che non ha risparmiato neanche il proprio figlio, lui, lo sposo del banchetto messianico.
“Che la tua festa non abbia mai fine”, così recitava uno slogan rivolto ai giovani di tutto il mondo, riuniti, diversi anni fa, nella tendopoli del grande centro ecumenico di Taizé, in Francia. Che la nostra festa, non abbia mai fine, cari amici e che sopratutto sia una festa aperta all’accoglienza, al dialogo, alla comprensione, alla solidarietà


Preghiera
O Signore, facci solidali con i fratelli e le sorelle che bussano alla porta del nostro cuore; non permettere mai che ci chiudiamo nei nostri egoismi e nelle nostre emarginazioni. Amen

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