Opere e giorni del Signore. XXVII^ Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 07/10/2017
Opere e giorni del Signore. XXVII^ Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

«…E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?»… (Mt 21, 33-43)

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: 33Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. 34Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. 35Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. 36Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. 37Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. 38Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. 39Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. 40Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». 41Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
42E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?”
43Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti.


La metafora dei vignaioli omicidi che si accaniscono sui figli del vignaiolo, è l’immagine del tradimento che spesso l’uomo opera nei confronti del suo Signore.  Gesù, nel vangelo di Giovanni, proprio nella sera della Cena finale, parla di discepoli raccolti attorno al vignaiolo come dei tralci sul filare. Tralci chiamati a produrre un raccolto buono che deve fruttificare in vista di una grande vendemmia “spirituale”.
Purtroppo, l’invito del Signore a lavorare nella sua vigna, come  abbiamo sentito nel corso di queste ultime settimane, si conclude nella tragicità: figli uccisi, figli a cui è tolto l’amore e la dignità. L’antico popolo di Israele, cui Dio ha manifestato il suo sguardo amorevole di cui ha perdonato cento volte e oltre il peccato di infedeltà, tradimento, apostasia.
Ce lo indica chiaramente la prima lettura della Messa, quel brano del Profeta Isaia, così poetico ma anche così duro, da richiamare, attraverso la ribellione della natura e dei suoi elementi, l’attenzione dell’ira di Dio, il padrone della vigna tradito e umiliato. Ma è proprio da questo abbandono, che Dio stringe ancora di più un patto di amore con il suo popolo.  Attraverso il sacrificio inumano e senza motivo apparente del proprio Figlio, si ricostruisce l’alleanza di amore tra Dio e l’umanità, sconvolta e ferita. E’ questa, lo abbiamo detto tante volte in queste settimane, la logica di amore di un Dio che ama fino alla follia della croce.


Preghiera
Signore, noi siamo i tralci della tua vigna, tu sei il vignaiolo amoroso che cura il suo filare. Dacci sempre la capacità di essere cristiani che producono il vino della gioia, dell’amore, della condivisione verso i fratelli. Amen

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