Opere e giorni del Signore. XVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 29/07/2017 
Opere e giorni del Signore. XVII^ Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

«…Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13, 44-52)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: 44Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
45Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
47Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. 48Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. 49Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni 50li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
51Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». 52Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».


Sono due le frasi che oggi vorrei invitarvi a meditare attraverso la lettura di questo famoso brano del Vangelo di Matteo che la Liturgia domenicale di questa calda estate, ci mette davanti come una sosta che rinfranca il cuore e la mente: “Senti compassione per loro”, ”Voi stessi date loro da mangiare.”
Il racconto, è quello celebre della moltiplicazione dei pani, che troviamo anche negli altri Vangeli. Ma, mentre in Giovanni la scena della moltiplicazione dei pani e dei pesci è descritta attraverso il gesto di un ragazzo, che casualmente ha con se la sporta con il pasto preparatole dalla mamma al mattino, prima di partire all’ascolto del Messia, in Matteo è Gesù stesso che invita i suoi discepoli a mettersi a servizio di quella improvvisa comunità, che aveva toccato il cuore del Rabbi e che aveva  avuto appunto “compassione”.
Noi sappiamo, che “compassione” significa la percezione di un individuo a provare emozionalmente la sofferenza altrui, desiderando di alleviarla. Il Signore, nella  sua vita, ha avuto tanta compassione per l’umanità umiliata, ferita, disprezzata e colpita. Il disagio della gente, come è scritto in altri testi evangelici, toccava il cuore di Gesù fino alle lacrime, “perché lui vedeva che erano come pecore senza pastore.”
Anche oggi, difronte alle grandi tragedie dell’umanità, dove  vige ancora la legge del ricco epulone e del povero lazzaro costretto a sfamarsi con le briciole dei potenti, il Signore ci ripete in continuazione: “Date voi stessi loro da mangiare”,  anche se il grido dei poveri si fa sempre più tragico. “Il pane che a voi sopravanza, è il pane dell’affamato; le scarpe che voi non portate, sono le scarpe di chi è scalzo; le opere di misericordia che voi non fate, gridano giustizia al cospetto di Dio. Questa frase del grande San Basilio di Cesarea, uno dei sommi Padri della Chiesa, ci faccia riflettere in questa domenica


Preghiera
Signore, tanta gente cerca in te il riposo dall’umana fatica del vivere le controversie dell’esistenza. E tu solo, pastore dell’umanità, sei il ristoro alla nostra fatica, perché ti sei fatto uno di noi e  hai assaggiato la sofferenza, la povertà e l’incomprensione, ma hai anche provato compassione e tenerezza per l’uomo ferito e calpestato. Insegnaci “a dare noi stessi da mangiare ai nostri fratelli”, non solo il cibo materiale, ma anche il cibo della giustizia, della speranza, della dignità. Amen

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