“Opere e giorni del Signore”. Quarta Domenica di Pasqua (B)

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 21/04/2018
“Opere e giorni del Signore”. Quarta Domenica di Pasqua (B)

… «Io sono il buon pastore…» (Gv 10, 11-18)

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».


L’immagine del pastore “fedele”, di colui che cura il suo gregge fino a dare la vita per essi, è inserita nel contesto dei 50 giorni di gioia che compongono il ciclo pasquale, dalla risurrezione del Signore, fino alla celebrazione dello Spirito Santo, nella Pentecoste.
E’ quel lungo tempo dell’Alleluia, che i Santi Padri della Chiesa, solevano chiamare “laetissimum spatium, un unico giorno in onore del Signore risorto dai morti. Proprio in questa continua meditazione sulla bontà e la tenerezza di Dio, oggi vediamo la caratteristica del vero Pastore che, nella scrittura sacra, si presenta a noi attraverso esempi famosi.
Basterebbe ricordare le chiamate profetiche e regali che hanno riguardato le grandi figure di Israele, in cui Dio sceglie giovani e umili pastori di pecore per condurre il suo popolo (celebre la chiamata di Re David). Pastori, che servono fedelmente il gregge e pastori che vengono richiamati fortemente a ripensare la propria condotta di fronte agli occhi di Dio (“Guai a coloro che disperdono il  mio gregge”,. ammoniva il profeta Ezechiele, contro la condotta immorale dei sacerdoti di Israele).

Gesù ci invita oggi a riconoscerlo come unico e vero pastore della nostra vita; ci ammonisce a essere pastori che entrano nel suo unico recinto per essere veri discepoli del suo amore, senza compromessi, ipocrisie, falsi ideali. Egli è categorico: “Chi non entra per la porta della mia vita, chi non si assume le sue responsabilità di Cristiano, chi mette il proprio interesse e i propri tornaconti, nella guida del popolo affidato, è un mercenario e un ladro.”
Parole che, ancora oggi, devono farci riflettere e devono far riflettere coloro che sono chiamati a guidare la Chiesa di Cristo. Oggi celebriamo infatti la giornata di preghiera per le vocazioni sacerdotali e religiose. Pregare, è per noi Cristiani, un impegno primario, pregare perché il Signore mandi ancora Santi operai nella sua Vigna. Ricordo, tantissimi anni fa, un’omelia del grande mistico del Sahara, Carlo Carretto, che ho conosciuto personalmente. Mi colpì una frase detta in una celebrazione di preparazione ad una ordinazione sacerdotale: “Come potrei vivere senza un prete, che mi garantisce 24 ore su 24 il perdono dei miei peccati e mi dà il pane eucaristico…”
Purtroppo, la crisi delle vocazioni sacerdotali sta investendo la Chiesa, anche se sappiamo che Dio, non abbandonerà mai il suo gregge. Vorrei chiudere questo dialogo settimanale, ricordando e pregando per due nostri giovani ragazzi della Diocesi di Pitigliano Sovana e Orbetello, Carlo e Stefano, ordinati presbiteri questa mattina per le mani del nostro Vescovo Giovanni Roncari, nell’antica Cattedrale di Sovana


Preghiera.
Tu solo Signore sei supremo Pastore della nostra Vita. Aiutaci ad essere sempre fedeli membri del tuo gregge e non permettere che il male entri come un ladro nelle nostre esistenze, facendoci avventurare tra i pascoli dell’egoismo, dell’indifferenza, dell’odio, della ricerca ossessiva di fonti e sorgenti, cisterne screpolate, che non danno ristoro alla sete della nostra anima. Amen

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