L’altro punto di vista. Essere genitori nella società 2.0: riflessioni e alcuni consigli

Amiatanews: Siena 01/03/2020

In questi ultimi anni si sono moltiplicati blog, articoli e libri su come diventare un bravo padre o una buona madre madre.
Incontriamo la psicologa Elena Lorenzini a cui rivolgiamo alcune domande su quel che significa per lei essere genitore in quella che viene definita “era 2.0”.

Cos’è cambiato oggi rispetto all’esser genitori qualche anno fa?
Rispetto alla genitorialità vi sono stati molti cambiamenti. Partiamo dal calo delle nascite; questo dato demografico ha una conseguenza diretta con le relazioni familiari. Meno figli significa meno fratelli; questo determina un cambiamento nello sperimentare la relazione fra pari (fratelli) che ha un’importante rilevanza nel percorso di crescita dei figli. Altro aspetto generalizzato è che si diventa genitori più tardi per motivi di carattere culturale ed economico, si generano figli in modo molto più “scelto” rispetto al passato; questo sicuramente crea dei genitori più consapevoli, ma vi possono essere anche delle aree di rischio. Negli anni passati il fatto di non poter avere figli era attribuito a cause esterne (risorse economiche, difficoltà personali, impossibilità di procreare, ect.); c’era una sensazione di impotenza rispetto l’avere i figli e quindi un  vissuto di un destino funesto e subito.
Ora, che le possibilità sono aumentate, c’è dall’altra parte un eccesso di controllo onnipotente; ognuno ha la pretesa di far accadere qualcosa nel momento in cui lo ritiene più opportuno. Questo tipo di controllo aumenta la pressione sulla responsabilità e aspettative del padre/madre. Ad esempio la nascita di un figlio, desiderato e magari  procreato con difficoltà, potrà determinare uno stato di iper responsabilità, senso di colpa e frustrazione, se i genitori si troveranno a confrontare con possibili delusioni date dal figlio (esempio: scolastiche, difficoltà personali, non è come lo volevo, speravo che lui/lei facesse …).
Quindi negli ultimi anni siamo passati da un eccesso di dis-controllo ad un accesso di responsabilità e programmazione per la propria vita e quello dei figli.

Quali sono i problemi che i genitori 2.0 si trovano ad  affrontare?
Essere genitori oggi è molto complicato. I genitori 2.0  sono per la maggiori parte affetti da “miti narcisisti”. Il genitore, divenendo tale in tarda età, proietta sul figlio tutte le aspettative di realizzazione e la richiesta (in modo più o meno inconsapevole) che il figlio arrivi dove non è arrivato lui o che comunque non lo deluda mai. Fanno parte di questi miti il fatto che il genitore modello giochi con il figlio, magari invitando il piccolo a giocare più con lui che con i suoi coetanei. Con questo non voglio dire che giocare con loro sia sbagliato, ma che non venga vissuto come un obbligo o come una prova di abilità nella maratona del “buon genitore”. Così come l’idea che il genitore perfetto del figlio perfetto, debba trovare sempre attività interessanti e ludiche senza mai fargli sperimentare il senso di noia e del fare “tanto per fare”. Altra sfida per i genitori moderni è quella di non confondere il loro ruolo di educatore da quello di amico. I figli non desiderano avere genitori amici, ma genitori educatori che organizzano regole chiare e sostenibili.
Infine pensare che le esperienze migliori siano quelle date dalla realtà non virtuale e che l’età minima per dare un tablet o un cellulare non è 2-3 anni ma addirittura 9/10 anni

Quindi, cosa potremmo consigliare ai genitori presenti o futuri?
La cosa che mi dico da mamma e lo dico alle persone che seguo, è che il percorso genitoriale non ha regole o libretti di istruzioni; non sentiamoci in colpa se facciamo qualcosa di sbagliato ma proviamo a capirne il perché lo abbiamo fatto per averne così  consapevolezza.
Inoltre cerchiamo di essere genitori educativi e non emotivi, non al servizio o alla pari dei figli; se non mettiamo regole chiare ma siamo in completa fusione con loro (“dimmi tu cosa vuoi fare”, “cosa vuoi mangiare”, “vuoi andare a dormire in camera tua o non noi?”) rischiamo di “creare” un bambino/a  comandino/a che vuole tutto e subito dove, un  genitore emotivo e stremato, urla per regolare nuovamente le distanze e vicinanze.
Mentre il genitore educativo sa cosa sia meglio per il figlio e riesce a far valere in modo autorevole il proprio pensiero, questo significa che, se viene stabilita una regola, i primi a rispettarla e farla rispettare devono essere i genitori.
Concludo con le parole di Winnicott: “il genitore  bravo è quello sufficientemente buono e non quello perfetto!”

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