“Dieci Lettere” per un Buon Natale: “F” come “Fuga (dal Natale)”

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 21/12/2016
La parola “consumismo”, predicata anche nelle chiese, è divenuta la tragica favola del Natale, ad iniziare da una martellante pubblicità che i mass media, la televisione e la rete internet, iniziano a “bombardarci”, ancora prima del mese che ci separa dal Natale

Nel 2001, lo scrittore John Grisham, pubblicava un romanzo, dal titolo abbastanza dirompente: “Fuga dal Natale”. Una storia divertente, che, allo stesso tempo, conteneva alcuni spunti di riflessione, sui tanti vizi della società odierna. La coppia principale, protagonista del romanzo, molto legata alle tradizioni esterne del Natale, decide, dopo che l’unica figlia ha scelto di partire per una missione in India, di abolire feste, addobbi e regali, per fare un lungo viaggio nelle Bahamas. La vicenda, però, prende altre pieghe, fino a riportare i due protagonisti alle solite stanche e rituali scelte Natalizie. Mi pongo e vi pongo la domanda: “Che senso ha oggi celebrare il Natale? Quanti di noi, specie genitori alle prese con figli, amici, parenti, non sono arrivati alla sera della vigilia, augurandosi che tutto fosse passato in fretta?” Ormai, la parola “consumismo”, predicata anche nelle chiese, è divenuta la tragica favola del Natale, ad iniziare da una martellante pubblicità che i mass media, la televisione e la rete internet, iniziano a “bombardarci”, ancora prima del mese che ci separa dal Natale. Una pubblicità, che non risparmia neanche i valori più veri, per cui, il panettone ti fa amare la gente di più a Natale e, il bambino di deamicisiana memoria, rompe con uno sguardo velato il suo salvadanaio per comperare il panettone da offrire in dono alla piccola bimba del cuore, mentre il bambino di Betlemme, che diciamo di festeggiare, resta immobile nel presepe, addobbato di luci e candeline. Ma non parla, perché anche il cuore dell’uomo è diventato sordo ad ogni buon richiamo. Alessandro Pronzato, un  famoso sacerdote scrittore, nei suoi “Vangeli Scomodi”, un noto libro di  meditazioni liturgiche, parlando del Natale, diceva che quel bambino del presepe “stava soffocando”. Ed è forse vero, in quanto, il Natale, ormai non esiste più e la festa, è la festa di tutti e di tutto, ma il bambino rimane  tremendamente solo, nella sua culla finta. Sarebbe più giusto fuggire dal Natale, come i personaggi di Grisham?

Credo, che in fondo, possiamo recuperare quello spirito di vita nuova che proviene dal Natale, facendoci doni per gli altri. Siamo abituati a fare doni, senza pensare che il dono più grande, è lui, il Cristo, povero e bisognoso di tutto. Per questo, possiamo, magari ritagliando spazi di umanità, essere vicini ancora di più ai nostri cari, alle nostre cose intime, alla nostra gente. Scopriremo così, che c’è posto ancora nel mondo, per i veri valori che contano e che non passeranno mai.

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