“Dieci Lettere” per un Buon Natale: “B” come Betlemme

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 17/12/2016
Il nostro vivere quotidiano, è ormai intessuto di linguaggi e soluzioni che non lasciano il posto ad un senso di umana pietà.

Betlemme, la piccola città palestinese, dove la  tradizione vuole sia stato il luogo in cui nacque il Salvatore del Mondo, Gesù Cristo, significa in ebraico città “del Pane”.
La piccola famiglia del Natale, in cammino verso Betlemme, per adempiere al dovere del censimento, dopo l’accoglienza negata, sperimenta la povertà estrema. Chissà, la piccola città, che diverrà celebre per aver visto nascere Gesù, forse non avrebbe saputo che il “pane” con cui veniva chiamata, era proprio lì, in quella grotta.
Un pane, che diventerà l’alimento spirituale dei Cristiani di ieri e di oggi. Ma la fame, quella vera, quella che tormenta più di 2.000 milioni di persone, sparse in particolare in Asia, Africa, Sud America, rappresenta ancora il più grosso scandalo dei nostri giorni. Non solo mancanza di pane, ma  persone private della propria dignità umana, poveri e poverissimi, affetti da malattie, mancanza di abitazioni decenti dove poter vivere, di elettricità, di fognature, di acqua pulita e di ogni servizio igienico. Non solo pane alimentare dunque, ma  pane di vita quotidiana, per poter  vivere decentemente. Eppure, paradossalmente, sono gli abitanti di questo “terzo mondo”, che producono molte delle derrate agricole, che fanno ricche e opulente le tavole di oltre 2.000 milioni di abitanti, del nostro “primo mondo”, fornendo il cibo ad altri 3.000 milioni di abitanti dell’altra parte del mondo, Cina, India, Brasile per citarne alcuni, egoisticamente sempre più avidi di benessere, anche alimentare.
Un mondo, dunque, dove una minima parte di persone, possiede ricchezze ottenute sullo sfruttamento di altri. D’altronde, questo scandalo, è talmente visibile, che anche nelle  nostre “tranquille e piccole realtà” possiamo vedere uno spreco alimentare molto evidente.
Qualche anno fa, durante un incontro con alcuni ragazzi e  ragazze in una Parrocchia durante le festività Natalizie, volli suggerire loro, il giorno dopo Natale, di osservare i grossi bidoni della spazzatura del paese. Mi colpì il loro commento di alcuni giorni dopo, anche per una certa indifferenza, forse vista anche la giovane età, mentre io avevo fatto notare loro, quanto cibo veniva gettato via, mentre, per tante persone, quel cibo, avrebbe rappresentato una salvezza dalla fame. Purtroppo, come ci dicono le statistiche, anche in Italia la soglia di povertà si è allargata e nove milioni di persone, sono costrette a rinunciare anche alle cure mediche vitali.
Ancora le parole di Papa Francesco, profeta inascoltato dei nostri giorni, il quale non si sforza mai di dire a tutti che, la soluzione, va cercata in una revisione dei consumi da parte dei paesi ricchi, con equa distribuzione dei beni alimentari. Se il povero Lazzaro brama ancora di sfamarsi delle briciole cadute dalla tavola del ricco Epulone, forse, siamo tutti responsabili; vale allora  riflettere sulle bellissime parole scritte da un Padre della Chiesa, Basilio il Grande: “Il pane che a te sopravanza, è il pane di chi non ha pane; le scarpe che tu non usi, sono le scarpe di chi è scalzo; le opere di Misericordia che tu non compi, sono anch’esse opere di misericordia che non compi verso i tuoi fratelli.”

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