A mio dire. Vermicino 35 anni dopo: il nostro ricordo per Alfredino Rampi

Amiatanews (G. Serafini): Piancastagnaio 13/06/2016
Ci lasciava in queste ore, il povero bimbo della periferia romana
21 minatori della Solmine di Gavorrano, furono chiamati per scavare il tunnel parallelo grazie al quale fu possibile raggiungere e recuperare la salma. In molti pensarono fu un errore non chiamarli prima

“Volevamo vedere un fatto di vita e abbiamo visto un fatto di morte. Ci siamo arresi, abbiamo continuato fino all’ultimo. Ci domanderemo a lungo, prossimamente, a cosa è servito tutto questo, che cosa abbiamo voluto dimenticare, che cosa ci dovremmo ricordare, che cosa dovremo amare, che cosa dobbiamo odiare. E’ stata la registrazione di una sconfitta, purtroppo: 60 ore di lotta invano per Alfredo Rampi.(Giancarlo Santalmassi, durante l’edizione straordinaria del TG2 del 13 Giugno 1981).

Trentacinque anni, esattamente il 13 giugno 1981, durante la pausa pranzo degli italiani, guardando il TG2 delle 13, molti, come me, ascoltarono una notizia ripresa quasi alla fine del telegiornale, in cui si parlava di un bimbo, di sei anni, Alfredo Rampi, Alfredino per i suoi genitori, e il fratello più piccolo, caduto accidentalmente in un pozzo artesiano, nella campagna di Vermicino, nella periferia a sud di Roma, verso i Castelli Romani.
La notizia divenne il dramma di un’intera nazione, quando, i soccorsi, per tirar fuori il piccolo, rimasto incastrato nel pozzo a 36 metri, spaventoso budello artificiale, divenne un drammatico colloquio tra genitori, soccorritori, volontari e speleologi e le oltre 10mila persone che si accalcarono vicino all’area della tragedia, magari mangiando un panino con la porchetta per non perdere il triste spettacolo visto anche che, tra i tanti che si unirono, ci furono venditori di vettovaglie ed altro.

Una notte tragica, che le reti nazionali seguirono con le loro dirette, crude e piene di ipocrisia, come tutti potemmo constatare. Rimanemmo incollati alla televisione, fino allo spuntare del sole, restando muti e addolorati quando, quello che poteva essere l’atto finale con le ambulanze che si avvicinarono al pozzo, spensero i loro lampeggianti, allor quando, il piccolo angelo, il Vigile del Fuoco Angelo Licheri, urlò: “Ce l’ho Angelo_Licheri_Vermicinofatta!… L’ho afferrato!”, per poi tornare in superficie e piangere disperato che il piccolo gli era scivolato di mano, cadendo ancora più giù nel pozzo.
Spente le telecamere e i flash dei reporter, iniziò il triste lavoro dei 21 eroici minatori di Gavorrano, che, dopo circa un mese, riportarono fuori il corpo del povero Alfredino.
Oltre il fatto di cronaca e le polemiche che per giorni infuocarono i mass media, ci sembra doveroso ricordare la frase di un grande politico di quegli anni, il quale commentò la tragedia con una frase: “Il cuore non è bastato, ci voleva l’efficienza.”

Minatori_Gavorrano_Ventricino

Dalla morte di Alfredino, tante altre sciagure sono, purtroppo, accadute in Italia. Potremmo citare il grave terremoto dell’Aquila, le grandi alluvioni, disastri ecologici. Il cuore degli italiani, ha sempre reagito con la partecipazione di volontari, spesso chiamati angeli, giovani a offrire il loro tempo per gli altri. Ma l’efficienza pubblica ? Chissà’ cosa ne penserebbe, oggi, la mamma di Alfredino, la signora Franca, la quale, all’indomani della tragedia, stringendosi all’amato presidente Sandro Pertini giunto sul luogo dell’incidente, aveva promesso, realizzandolo una fondazione in memoria del figlio troppo giovane per lasciarla e lasciarci.

Ventricino_Pertini


Il video realizzato da “Il Tirreno”, con le testimonianze dei minatori di Gavorrano

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