A mio dire. Tacere non vuol dire non condividere.

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 09/12/2016
La scelta di rispettare l’altrui volontà espressa, astenendosi dal comporre una cronaca che avrebbe aggiunto il nulla al dolore.

La tragedia che ha colpito l’Amiata in queste ultime ore, ha posto delle domande molto significative anche a chi, per diverse ragioni, opera nel delicato settore della comunicazione. Ancor di più, a chi cerca di raccontare la vita quotidiana dei piccoli centri di questa montagna, dove  lo spirito di comunità e socialità è ancora molto forte, sentito, condiviso e, la partecipazione alle gioie e ai dolori altrui e personali è uno dei cardini essenziali della vita di tutti i giorni.
Rispettando il grande, troppo dolore di chi ha perso in modo assurdo un motivo, il futuro della propria vita, nel fiore dell’età, anche condividendo il desiderio degli intimi più cari, ci sembrava giusto rispettare la volontà espressa, astenendoci dal comporre una cronaca che avrebbe aggiunto il nulla, al dolore. La libertà di informazione, però, se fatta con criterio e nelle giuste dimensioni, trova, nelle singole testate giornalistiche, scelte redazionali proprie; l’agire di conseguenza, rientra nei parametri editoriali delle singole direttive giornalistiche.
Amiatanews, come sanno i nostri lettori, si pone come strumento di informazione ma soprattutto di riflessione sui singoli avvenimenti che segnano la vita quotidiana. In questo caso, vorremmo condividere un dolore che lascia perplessi e pone tanti interrogativi, che non trovano un’umana risposta. Sarebbe troppo banale, infatti, cercare casistiche di simili tragedie, appellarsi ad un mondo difficile come quello giovanile e adolescenziale, che oggi è al centro di tante parole, sottoposto ad analisi di ogni tipo, cercando cause svariate, come i rapporti difficili tra genitori e figli, la  ricerca di precoci spazi di libertà, le tante esperienze che circondano i nostri ragazzi, sentimenti e scoperte che arrivano troppo in fretta così da bruciare le normali tappe della vita. Il ruolo dei genitori appare divenire sempre più difficile; non bastano più i paterni consigli per affrontare la vita come ci veniva insegnato nelle vecchie famiglie patriarcali, dove, per dirla con le parole del grande poeta indiano Jbran, i genitori erano “archi che lanciavano i figli verso il domani”.
Oggi, purtroppo, ad ogni tragedia familiare, qualunque ne siano le cause o gli effetti, sono i genitori ad interrogarsi e a chiedersi “dove ho sbagliato? Perché non mi sono accorto di nulla?”
I nostri tempi ci regalano una grande incomunicabilità di rapporti, un silenzio assordante che nuoce e fa male. Ora è il momento di condividere, se  possibile, il dolore di questa nostra famiglia Amiatina, così, nel silenzio e nella certezza che, chi si perde, pur nel dolore più atroce, si ritrova nel proprio cuore e nelle proprie radici familiari; le orme di chi ha camminato insieme a noi, non si cancellano, perché la vita è uno scrigno così importante, che neanche la sua fine può rompere.Una vita che pur perduta, genera nel tempo segni di speranza e amore.

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