A mio dire. Speciale Floramiata: se le colpe dei padri ricadono sui figli

Amiatanews (G. Serafini): Piancastagnaio 19/07/2016
Ancora un nulla di fatto per l’asta di vendita della grande azienda florovovaistica amiataina
Il Sindaco di Piancastagnaio, Luigi Vagaggini, contro l’operato della CGIL, critico col sistema e con l’imprenditore

A Piancastagnaio e in qualche maniera, sull’Amiata, la giornata di ieri si è caratterizzata per due aspetti  intorno alla drammatica vicenda di Floramiata, ormai senza un futuro apparente di ripresa, dopo l’ennesima asta da parte del Tribunale di Siena andata, ancora una volta, a vuoto.

Più o meno contemporaneamente,  nella saletta comunale, il Sindaco di Piancastagnaio, Luigi Vagaggini, presiedeva una conferenza stampa indetta con i maggiori organi di informazione locali, per rispondere alle due accuse lanciate dalla CGIL senese, venerdì 14 Luglio, nei confronti dell’amministrazione comunale e dello stesso primo cittadino.

Una querelle che, a mio dire, ha finalmente messo in luce precise responsabilità politiche e sindacali che, da anni, hanno gravitato intorno all’azienda florovivaistica tra le più importanti d’Italia e fondamentale per l’Amiata. Per anni, ci siamo detti che la politica ed il sindacato stavano strozzando con lacci, laccioli, ricatti e prese di posizione, la normale azione di produttività dell’azienda, che ha avuto una gestione discutibile anche da parte della famiglia Montanari. Del resto,  il progetto stesso di riscatto lavorativo dell’Amiata, era nato senza precise linee di investimenti e di progettazione (basti pensare all’assenza di infrastrutture primarie), portando pian piano, le numerose aziende create, come Rimor, Amiagel (l’utopia del pesce azzurro sull’Amiata!), Rhibena, Rivart, e altre attività cooperativistiche, tutte fallite o in gravissima crisi.

Quello che si è mormorato per anni, adesso viene detto con forza, Il Re è nudo”, senza altre ipotesi o giustificazioni. Le parole di Vagaggini che ha parlato di un sostanziale fallimento della politica, aprono scenari da cui si dovrà ripartire anche in un’ipotetica ripresa dell’attività della stessa Floramiata, guardando avanti con qualificata managerialità, seria imprenditoria, tagli dolorosi ma necessari, che  possano far riprendere il cammino dell’azienda, senza costrizioni e vincoli dannosi.

Vagaggini non ha usato mezze parole nell’accusare il sindacato, in particolare la CGIL FLAI senese, di aver premuto e pressato per far arrivare l’azienda alla situazione fallimentare di oggi.
Ha giustamente parlato di una  politica assistenzialista, che ha si è frapposta alla normale attività imprenditoriale d’impresa. Negli anni in cui Floramiata ha  operato, tante vicende hanno caratterizzato il suo cammino. Non vogliamo dimenticare la lunga causa civile, che vide da una parte l’azienda e alcuni  impiegati, trasferiti ad altri ruoli, nello stabilimento. Una causa, che lacerò ancora maggiormente i rapporti sindacali e politici con l’azienda, creando schieramenti e alzando ulteriormente il volume della tensione, in seno ad una azienda comunque già in crisi.

Oggi, nessuno, a partire dallo stesso sindaco Vagaggini, nasconde il fatto che un’azienda non debba essere più necessariamente un bacino assistenziale, dove il personale è stato fin troppo sproporzionato rispetto alla gestione lavorativa (200 dipendenti, 32 impiegati).
Forse anche la stessa proposta di coltivazione della cannabis a scopo terapeutico, ironicamente citato nel volantino sindacale, poteva essere un tentativo da percorrere, dopo il convegno, in cui, il plauso era venuto da imprenditori e politici e dove lo stesso Presidente Enrico Rossi, aveva  incoraggiato l’iniziativa.

A questo punto, siamo veramente al capolinea dopo quasi un anno dall’annuncio di fallimento dell’azienda?  Oggi, nessuno può dirlo, ma, se è vero che gli ammortizzatori sono al termine e l’esercizio provvisorio scadrà a fine Ottobre, è bene non far spegnere il  lucignolo che ormai fumiga, ma far si che vengano interpellate con forza altre forze, da far scendere in campo, e lo stesso governo, che in altre realtà si è fatto presente anche nella provincia senese (vedi, ad esempio Whirlpool e altre aziende), perlomeno, che sia informato e che venga  sull’Amiata a rendersi conto della grave situazione che sta mettendo in ginocchio la vita di tante famiglie e che sta  prospettando scenari ancora più tragici

 

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