A mio dire. Quando il non capirsi più diventa epilogo di una tragedia

Amiatanews (G. Serafini): Piancastagnaio 09/06/2016
Troppe le stragi nelle famiglie. Un silenzio di pietà e di rispetto per il dramma accaduto al Saragiolo

Prendendo spunto dall’epilogo tragico della vicenda di Roberto Barbieri, il cinquantacinquenne tecnico ENEL di Saragiolo, suicidatosi nel pomeriggio di lunedì passato, credo sia dovere umano e morale, lanciare il messaggio che non si può far cadere nel silenzio, il dramma, ormai divenuto quotidiano, di stragi familiari e femminicidi che minano spesso le nostre convivenze più intime, che sembrano non reggere più alla caotica legge dell’indifferenza che caratterizza il nostro tempo, quasi a rendere inefficaci le tante giornate di sensibilizzazione su questo.
La tragedia di Saragiolo accade dopo la vicenda che tre anni fa vide il Barbieri macchiarsi dell’omicidio della propria consorte, Alessandra Fillini, in quel di Castelnuovo Val di Cecina, omicidio da cui era stato assolto dal tribunale di Pisa lo scorso 12 Aprile, con la motivazione che l’uomo in quel momento non era in grado di intendere e volere.
No, non vi è più spazio per le storie di poveri amanti, descritte da Edith Piafh, nella celebre canzone del 1956, ”Albergo ad ore” o la cinica fine della famiglia descritta nel film di Federico Fellini “La dolce vita”.
Le vicende dei nostri anni e del nostro tempo attuale, narrano situazioni concrete di famiglie ormai stressate dai mille problemi quotidiani, di amori che spesso si trasformano in odi  reciproci, di nuclei familiari minati da crisi economiche, crisi di lavoro, disoccupazione, rapporti oltremodo difficili tra genitori e figli. In certi casi, non basta più rompere i piatti, litigare e far pace la sera  prima di addormentarsi, l’uno accanto all’altro, come auspicava Papa Bergoglio qualche mese fa durante un incontro con giovani coppie di sposi. Ecco che, allora, mentre la soluzione di una strada separata diventa quanto mai necessaria,  non si placano i conflitti che spesso degenerano in tormentate vicende giudiziarie, in cui la parte più indifesa, i figli, assistono impotenti allo sfascio coniugale.
La vicenda di Roberto Barbieri, si conclude, con un silenzio assordante anche nella morte, forse cercata come ultimo rimedio ad una vita divenuta ormai insopportabile. Ed è giusto, che sopraggiunga la “pietas”, senza giudizi di sorta, senza motivazioni personali, senza non pensare ad un dramma che, ormai, porteranno nel cuore solo i familiari più intimi.

In questi giorni, mi è capitato di parlare con tante persone, le quali, parlando di questo uomo, ne descrivevano una personalità molto riservata, dedita al suo lavoro, molto vicina alle problematiche sociali e politiche. Noi non sapremo mai le vere motivazioni del suo gesto e, del resto, non è solo pietà stare in silenzio difronte a questa tragica vicenda, che non lascia né vinti né vincitori.
Roberto Barbieri, nel suo ultimo viaggio, porta con se tante cose che lo hanno certamente segnato. Purtroppo, il capitolo di sangue iniziato tre anni fa, ha avuto il suo finale nel silenzio, ed è giusto che questa vicenda si chiuda nel silenzio

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