A mio dire. Piancastagnaio: il vino nuovo in otri vecchi

Amiatanews (Giuseppe Serafini): 24/11/2015
La primavera di “Muoviti Piano” sembra già un autunno.
Il vino nuovo sembra non aver fermentato. Peccato.

Chiedo venia ai lettori della rubrica “A mio dire”, se,  per affrontare questa amichevole discussione, stavolta, faccio mia una celebre pericope evangelica. Quasi due anni fa, le ultime elezioni amministrative comunali, ci avevano proiettati in un clima di variegata novità.
Le quattro formazioni rappresentate, assai numerose per una realtà come quella di Piancastagnaio, erano state il segno di una nuova, agguerrita stagione politica, che si era confrontata, anche aspramente, sugli eterni problemi locali: geotermia, Palazzo Bourbon del Monte, bilancio, amministrazione pubblica.
In questo contesto, la nascita della lista civica, “Muoviti Piano”, formata esclusivamente da giovani ragazzi del paese, aveva dato l’impressione di una nuova “Primavera Pianese”, decisa a rompere con il passato, dicendo “no” ad alleanze e compromessi con  le classiche formazioni  politiche locali; una lista che il 26 maggio 2014, alle ultime elezioni, aveva avuto uno straordinario risultato elettorale.
Purtroppo, debbo, anzi dobbiamo, constatare, che la primavera di “Muoviti Piano”, si è trasformata in un triste “Autunno del patriarca”, per citare un celebre romanzo dello scrittore premio Nobel Gabriel Garcia Marquez. Dopo lo scontro, piuttosto a fior di pelle, nel Consiglio Comunale tra la rappresentante della lista ed ex capolista di “Muoviti Piano”, Emanuela Sbrolli ed il sindaco Luigi Vagaggini, con lo show finale della stessa che abbandona la sala consiliare, il silenzio è calato, la partecipazione alla vita democratica del paese assente, così come i grandi eventi che si sono succeduti a Piancastagnaio come Floramiata, il Ponte sulla Cassia, i problemi del sistema pelletteria, del commercio e dei servizi. Anche la partecipazione ai consigli comunali, è pressoché assente (di quest’ultima assenza ne abbiamo già parlato).
Certamente, una deludente fine di un’esperienza molto interessante e coraggiosa. Sicuramente, idee nuove e giovani, a cui tanta gente aveva dato credito elettoralmente, rinunciando  alle vecchie  e passate logiche di potere.
Un vino nuovo, purtroppo, che non ha fermentato, lasciando, ahimé, i soliti otri vecchi, memori artefici di trite polemiche e polemicucce, dimentichi di problemi assai più gravi e importanti in cui il paese si dimena. Peccato!

Questo articolo ha un commento

  1. piero

    Concordo con te,quello che sconcerta, come hai sottolineato, e’ la mancata partecipazione a cose che hanno interessato in maniera non positiva la vita del paese. Peccato perché un nutrito gruppo di giovani che partecipano alla politica rompendo vecchi schemi avrebbe portato una ventata rinnovamento che non poteva che giovare alla politica nostrana.

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