A mio dire. Piancastagnaio: il giallo del Bacarino, irrisolto da 40 anni.

Amiatanews (G. Serafini): Piancastagnaio 22/04/2015
Quell’uomo carbonizzato che ancora nessuno conosce.

Guardando ogni mercoledì la nota trasmissione RAI di Federica Sciarelli “Chi l’ha visto”, ho notato come grandi casi di cronaca degli ultimi anni, casi per lo più irrisolti e lasciati nella “polvere” di giuseppe_serafini_al_telefono_150x113archivi giudiziari e scartoffie, con delitti atroci al centro, siano “riesumati”,  nella speranza di poter risolvere il mistero celato.

Quella che vi propongo è una storia, anzi un giallo, con un cadavere ridotto a pochi brandelli bruciati, accaduto proprio a Piancastagnaio, nel mese di luglio del 1975, l’estate  Pianese, degli adolescenti e dei giovani, che si dividevano tra il bar della Liccia, succursale estiva del Nazionale, ed il Campo di Fiera ed il Campo Sportivo. Giornate di caldo, accanto ai juke box, a chiacchierare, ad inventare avventure, in attesa di qualcosa che rompesse la monotonia.

Quel sabato mattina, la monotonia la ruppe un uomo di Piano, gran cercatore di funghi, Antonio Sbrolli detto Wallace. Era andato in cerca di pregiati porcini; arrivato  nella zona detta del Podere del Bacarino, sotto il fosso che separava le due strade, notò un qualcosa che somigliava ad un grosso fagotto ormai bruciato, anzi ancora stava fumando. Si avvicinò per guardare bene quel rogo ormai consumato, e con orrore si accorse che non era una “bambola di pezza”, bensì resti umani carbonizzati.
La paura fu tanta che, come lui stesso più volte raccontò, corse fino in paese a grande velocità, sebbene fosse claudicante ad una gamba. La notizia fece il giro dei bar, e noi, giovani adolescenti in cerca di “emozioni”, ci precipitammo al Bacarino per vedere da vicino  il “morto bruciato”, come fu su ribattezzato.
pe500254-5Sul posto, una zona impervia, erano arrivati i Carabinieri di Piancastagnaio, con il Comandante Maresciallo Lenzini, oggi in pensione. La zona fu segnata da strisce colorate, e si cercarono indizi.
Eravamo tutti lì, forse un paese intero, a guardare i Carabinieri, che raccoglievano reperti da mettere dentro un sacchetto di plastica. Della povera persona, ben poco era rimasto, e fu da subito  problematico il riconoscimento anche del sesso. Uomo, donna? A terra, un orologio da polso Perseo, alcune lamette Wilkinson, una tanica di benzina con ancora liquido all’interno. I resti, adagiati su un pezzo di cartone, furono trasportati al cimitero di Piancastagnaio, dall’allora necroforo del paese, Silvano Tosti, detto Catrame. Le perizie eseguite, non diedero mai certezze su chi fosse  questa persona. Del caso, si occupò l’ex Procuratore della Repubblica di Montepulciano, Dott. Federico Longobardi.

Trascorsero giorni, in cui in paese, non si parlò che di questo caso. La cronaca che Ubaldo Pellacci, dipendente del comune di Piancastagnaio, quotidianamente scriveva sul  giornale La Nazione, di cui era collaboratore, puntualmente  riservava nuove ipotesi e formulava teorie sul morto bruciato del Bacarino.
Poi, il caso scomparve dalla mente dei Pianesi. Ma chi andava al cimitero, notava un loculo, senza nome, cognome, né date di nascita e morte, dove sembra sia stato sepolto l’anonimo corpo.marzio_ostini
Un paio d’anni più tardi, si parlò molto anche del caso Ostini, l’industriale poi ucciso e dato in pasto ai maiali, e rapito nella vicina S. Casciano dei Bagni, che fu’ collegato alla triste e misteriosa vicenda, anche perché, a metà degli anni ’70, la Toscana era ormai divenuta il regno dell’anonima sarda, con numerosi rapimenti, alcuni dei quali conclusisi tragicamente.
Anche Piancastagnaio, divenne crocevia di riunioni non del tutto “innocenti”: un noto magistrato, Nicola Marini, che seguì da Pubblico Ministero la vicenda del rapimento, dell’uccisione e del processo Marzio Ostini, terminato con pesanti condanne proprio qualche anno fa, ha pubblicato un libro che ripercorre tutta la vicenda.
In una delle pagine, afferma, che la riunione decisiva per dare il via al rapimento Ostini, fu tenuta a Piancastagnaio.

Quaranta anni sono trascorsi. A volte mi domando: chi sarà stato il “morto bruciato del Bacarino”, e soprattutto, perché fu così orrendamente ucciso?


 

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