A mio dire. Non lasciamoci rubare la speranza …

Amiatanews (G. Serafini): Piancastagnaio 28/07/2016
Il mondo sembra impazzito, dove l’odio, la morte e il terrore, stanno pian piano diventando cultura dei nostri giorni

Ieri sera, tornando a casa dopo la solita passeggiata con il mio cagnolino Spillo, nel silenzio del lungo viale, mi ha colpito un canto fatto con tanta gioia che un  nonno stava dividendo con il proprio nipotino, mano nella mano. Una vecchia canzone  di tanti anni fa che, entrambi, sembrano urlare con straordinaria condivisione. Nell’enfasi di quel duetto improvvisato, il nonno dice al nipotino “Siamo pazzi…”. Conoscendoli, mi sento di dirgli: “No, non siete pazzi; anzi, penso che nonostante tutto, vedendovi, così gioiosi, credo che qualcuno di più grande, lassù non si è dimenticato di noi.”
Questo, riflettendo per l’ennesima volta, su un mondo che sembra impazzito, dove l’odio, la morte e il terrore, stanno pian piano diventando cultura dei nostri giorni. L’assassinio di Padre Jacques Hamel, a Saint Etienne, vicino a Rouen nella Normandia Francese, è un altro anello di una dolorosa catena che ci sta accompagnando e stringendo in questi mesi. Cristiani, credenti di altre religioni, tra cui molti mussulmani, sono caduti per mano di orrendi attentati, morti giustificate da deliranti parole inneggianti a un Dio non più misericordioso, ma vendicativo e crudele.

Non sembrano esistere più soglie di rispetto e coscienza morale. La morte, arriva nei momenti di condivisione tra gli esseri umani, non si fa scrupoli di bambini, anziani, famiglie, religiose e religiosi di ogni confessione. Tutto sembra ormai arrivato ad un tragico capolinea, che ogni giorno segna nuove  tragedie. Ma l’uomo può ancora avere una speranza di pace? Si può ancora sperare in un mondo migliore? Eppure, lo ho già scritto in questa rubrica anche ultimamente, abbiamo vissuto anni di buio in cui si sono scontrate grandi idee politiche nel mondo e, per questo, il rischio di guerre, per anni perpetrate, hanno veramente messo in ginocchio popolazioni, limitato libertà politiche e religiose. Tutto, mentre le nuove generazioni sembrano affrontare questi anni del terzo millennio, senza certezze per un futuro da creare con le proprie mani. A questi giovani, Papa Francesco, in uno dei discorsi iniziali del proprio pontificato, disse, “Non fatevi rubare la speranza…”. E la speranza, che ancora è nel cuore di tanti giovani e giovanissimi, è quella di vivere in un mondo dove si possa, finalmente, abbattere i muri di divisione e di odio che l’umanità ha creato sui falsi miti della globalizzazione selvaggia, dello sfruttamento di persone e ambiente, del genocidio e lo sterminio dei popoli, degli scontri di civiltà.
Una domanda, che spesso risuona nelle voci della gente è : “Quale futuro lasceremo ai nostri figli?” Essi “sono frecce lanciate verso il domani”, come scriveva il grande scrittore Khalil Gibran, possono avere un futuro migliore se sappiamo ancora indirizzarli nelle cose che contano, nei valori che non tramontano, magari facendoli partecipi di radici solide che hanno contrassegnato la nostra esistenza.
Il nonno e il bimbo che cantano felici una vecchia canzone della nostra gioventù, sono il segno di una continuità di cose belle che ancora esistono, ma che la paura di questi tempi tiene celati. No, non rubiamo, anzi, non rubate la speranza, che è in questi nostri giovani; una speranza che tradotta in realtà, potrebbe diventare il lievito per far nascere un mondo nuovo di luce, oltre il buio attuale.

Francia_Rouen

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