A mio dire. Ludopatia: quando il gioco diventa un azzardo troppo pericoloso

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 29/01/2017
La migliore terapia, è quella di un sincero aiuto chiesto ai propri cari, senza timore, con fiducia, con reciproca serenità.

E’ tempo che avevo pronte queste mie riflessioni, del resto, già programmate per uscire nelle prossime settimane, ma, la cronaca di queste ultime ore, mi chiede di parlare dell’ennesimo caso legato a quella ormai diffusa malattia chiamata ludopatia, in sostanza la dipendenza conclamata da giochi on-line, gratta e vinci, slot-machine e altri simili.
Come sempre accade, sono le famiglie, parte fondamentale della società, che scontano le conseguenze di questa vera e propria piaga sociale, affrontata da tempo sia dalla medicina che dalla politica, che ormai contagia sull’Amiata centinaia di uomini e donne che vanno a sommarsi alle centinaia di migliaia (numeri sempre più in crescita) di coloro che distruggono se stessi e i propri cari, trascinando tutto e tutti in un vortice che spesso è senza la salvezza di un ritorno.
Una vera dipendenza, al pari di altre gravi come il fumo, la droga o l’alcool, prima campanello di allarme e poi sempre più realtà, di una società ormai alla deriva, dove le problematiche sono tante e le vie da percorrere sono spesso pericolosi tunnel da cui è difficile uscirne, nonostante l’ausilio di psicologi, medici, psicoterapeuti, sedute e colloqui personali.
Tutto questo avviene quando le persone, specie nel gioco, cercano una comprensione rispetto ai grandi problemi che si presentano assumendo ancor più gravità e insostenibilità. Spesso sono legati alle difficoltà economiche e alla crisi latente, che schiaccia i normali bisogni quotidiani, favorendo gravi conflitti interiori e familiari. Paradossalmente, nella disperazione e nella crisi sociale che  aggredisce la vita familiare, aumentano il tempo e il denaro spesi nel gioco, mentre i conflitti relazionali, vengono tenuti a distanza e all’oscuro.
Il riconoscere la propria difficoltà a controllare il proprio comportamento nel gioco, mostrando una sincera volontà nello smettere, viene sopraffatta dal più forte e violento meccanismo della dipendenza che annulla i propositi e la buona volontà. La conseguente perdita della speranza, un crollo emotivo, l’inevitabile abuso di alcool o di altre dipendenze e la successiva rottura di legami sociali e familiari, minano la persona fino a pensieri o veri atti  suicidi.
Che  fare allora? Credo che la famiglia, quella stessa che nel caso di una dipendenza diventa oggetto di disperata conflittualità, sia il luogo migliore per poter chiedere un sincero, importante e fondamentale aiuto. Credo non vi sia più migliore terapia, che quella di un sincero aiuto chiesto ai propri cari, senza timore, con fiducia, con reciproca serenità. Solo dopo si potranno affrontare tutte le possibili terapie, singole o di gruppo, ma solo dopo aver lanciato il grido di aiuto ai propri cari. E’ nella famiglia che si vivono le gioie e i dolori di ciascuno e, se il filo e’ spezzato, si può sempre riannodare.

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