A mio dire. L’indifferenza, un brutto segno dei nostri tempi

Amiatanews (G. Serafini): Piancastagnaio 24/07/2016
Pochi o del tutto assenti, i momenti di raccoglimento per le vittime delle stragi, tra cui quindici italiani tornati avvolti da una bandiera tricolore. C’è sempre il tempo per farlo.

Lo sappiamo, è estate, è domenica, è il tempo del “non pensare” o “pensare altro”, ma, quest’anno, arrivato ormai e metà del suo cammino, ci sta dando dall’inizio giorni…mesi pieni di dolore, incognite, terrore reale e ormai insito nei nostri pensieri. A voler fare un po’ di retorica, magari mettendoci insieme un po’ di allarmismo, magari condito da qualche famosa profezia complottista o alla Nostradamus e di messaggi e visioni catastrofiche sugli eventi, potremmo dire che questo “annus horribilis”, è già cronaca usuale di tragedie. Episodi, che, in ogni parte dell’Europa, minacciata, contestata, rifiutata, in cerca di nuove motivazioni e in ogni parte del mondo, ormai arrivato ad un tetro scenario con uno scontro di civiltà, dureranno per anni e anni.
In questo contesto, dove nessuno riesce più a rendere ragione della propria speranza in un domani per una più giusta, si sta delineando, ancora di più, quel male inesorabile che è l’indifferenza, il voltarsi dall’altra parte, il chiudersi nella propria sicurezza e lasciare che “i morti seppelliscano i loro morti”, per usare una celebre citazione evangelica.
In queste settimane, in cui le cronache nazionali ed internazionali ci hanno portato virtualmente in scenari di morte, distruzione, vite spezzate da orrendi attentati o incidenti catastrofici, abbiamo, nel nostro giornale, attraverso l’inserimento di una fotografia in copertina e con alcune parole di circostanza, voluto accendere quelle candele a ricordo, riflessione, condivisione di drammi che hanno coinvolto anche tanti nostri cittadini fuori patria per esigenze di lavoro o di svago. Un segno, un simbolo, per dare un aiuto ai familiari e ai parenti rimasti in Italia e, anche, all’opinione pubblica. Lo abbiamo fatto, senza troppo clamore, lanciando un messaggio di riflessione, senza particolari pretese, usando l’immagine e il silenzio, nel rispetto di tutti di vite spente.
Allo stesso tempo, ci siamo interrogati su altri silenzi, su altre gesta di condivisione, su riflessioni che sono mancate verso queste vittime e i loro familiari, a parte di alcuni momenti istituzionali, che, diciamolo francamente, sono apparsi più dovuti e non inseriti in un contesto di partecipazione collettiva. Penso, ad esempio, a quando, nei social network più famosi, dove, per settimane, ha campeggiato la bandiera della nazione francese, con l’invito a sentirsi tutti di quella nazione, ferita da atroci attentati. Eravamo tutti con la redazione di Charlie Ebdou, quando avvenne la strage dell’intera redazione; eravamo con il popolo Belga, dopo la strage all’aeroporto; eravamo con la Spagna e l’Inghilterra nelle ripetute stragi, e, recentemente per la Tunisia. Questo per fare degli esempi, a noi più prossimi, senza dimenticare l’Iran, l’Iraq, la Siria e tutti i paesi arabi e il Medio Oriente. In Italia, purtroppo, per parlare solamente degli ultimi giorni, sono giunte le bare, le nove bare, dei nostri connazionali dal Bangladesh e le sei dalla vicina Nizza, ma nessun lutto nazionale, nessun minuto di silenzio durante i funerali delle vittime, nessun Consiglio Comunale straordinario di nostra conoscenza, anche nei nostri Comuni Amiatini, nessuna bandiera a mezz’asta, per ricordare quegli Italiani, all’estero andati non certo per morire, tornati a bordo di aerei mai prenotati

Salme_Dacca
Così come, nelle feste popolari estive, non sappiamo di prese di posizione o di brevi momenti di cordoglio verso chi non c’è più perché, come a Nizza, in altre manifestazioni popolari.
Così, a parte le normali cronache dei TG da vedere durante i pasti serali, ci hanno fatto sapere che a Nizza, erano sei cittadini Italiani morti senza un perché e pochi giorni prima, nel bel mezzo degli Europei di calcio, nove le vittime a Dacca.
E’ dunque tramontato il tempo della solidarietà del sentimento e della vicinanza anche nelle nostre comunità? Dov’è andato a finire quel senso di partecipazione che dal dopo guerra in poi, proprio perché coinvolti in una tragedia assurda e senza un perché, ha caratterizzato i nostri anni, specie nel secolo scorso, dove la partecipazione della gente, il ritrovato senso di collaborazione e la voglia di mettersi in prima linea nei momenti cruciali della nostra storia’?
Non ho una risposta e non mi sento all’altezza di darla; rifletto e credo, che veramente, questa indifferenza, questa voglia di tirare diritto, è un brutto segno dei tempi.

Ma c’è sempre il tempo per fare qualcosa. Anche ora.

candele_attentato

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