A mio dire. Il Natale, un evento infinito nel significato.

Amiatanews (Giuseppe Serafini): Piancastagnaio 22/12/2015
Il senso del Natale è qui, accanto a noi.

Se, per un istante, smontassimo quella poderosa cornice un po’ barocca del nostro Natale, ci accorgeremmo che la foto che ci troveremmo tra le mani, non è altro che una povera storia, in cui l’umanità ha avuto, in quella vicenda familiare, una sua remota condivisione, oggi più che mai attuale e terribilmente reale.
La vicenda terrena del Dio incarnato, sceso sulla terra a prendere forma umana per riportare l’uomo sulla via dell’amore profanato dall’egoismo e dal male, è una storia molto comune alle nostre esperienze o conoscenze, fatte di povertà, rigore imposto dai potenti della terra, di fughe ed emigrazioni lontano dalla violenza e dai despoti di turno.

Il presepe, non è una felice iconografia di un lieto evento. Nel presepe troviamo gli ultimi, coloro che hanno contato be poco nella vita. Proprio loro, gli angeli nella notte di Betlemme, indicano un segno luminoso. Un bambino adagiato in una mangiatoia, con due poveri animali, che hanno avuto in sorte, quella di assoggettarsi all’uomo, che li usati per il suo lavoro a suon di frustate e bastonate. I pastori, nella cultura ebraica, non avevano nessun diritto e posto nella società. E i genitori del bimbo Dio, due giovani sposi, su cui il mistero si è calato, cambiandogli radicalmente la loro vita. E poi loro, i potenti della Terra, re e imperatori, fautori di leggi inique, in cui anche il Figlio di Dio si trova fin dal suo concepimento a dover convivere. Il bambino del presepe, ci ricorda tristemente, quei bambini che non hanno avuto la gioia di vedere avverati sogni di vita. Tutti sogni, che i loro genitori, per anni, hanno cullato nel loro cuore. Sogni di poter andare via da terre martoriate da guerra e disperazione. Sogni che sono naufragati, nel vero senso della parola, in barconi di morte, nei gelidi mari della nostra civiltà opulenta.
Il bambino, agita le braccia in segno di accoglienza. Tanti bambini hanno agitato le braccia a chiedere soccorso. Ecco allora che il senso del Natale, si può sentire solo nel profondo di se stessi. Fare silenzio, chiudere gli occhi, guardare la luce vera, non farsi abbagliare da luci e decorazioni. Ascoltare, quello che ci dice ancora il bimbo di Bethleem. Non quello che ci dicono stanche canzoni e musiche, che fanno da contraltare in caotiche giornate, trascorse tra outlet e centri commerciali, alla vana ricerca di un dono che dura il tempo di un brindisi.

Si dice, anzi è cosa comune affermare, che ogni anno celebriamo il Natale. Penso, che sarebbe più giusto dire, che oggi , “ricordiamo” il Natale. Il Natale, è stato celebrato duemila uindici anni fa, da coloro che videro e credettero. L’antica profezia di Isaia, si avverò, coinvolgendo gli ultimi e i poveri di Jaweh. Noi, oggi facciamo ricordo di un evento che ha certamente rivoluzionato le sorti dell’umanità.
Ma il Natale, è una cosa troppo grande e immensa, per racchiuderla in una data, fatta  di auguri e regali.

Auguri a tutti voi, Giuseppe

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